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domenica 18 Aprile 2021

La riforma da riformare

A pag. 3 del Corriere della Sera del 22 febbraio 2012, nell’intervista all’ex ministro Brunetta leggiamo il suo commento sulla nostra iniziativa popolare per l’abrogazione del decreto legislativo 150/09, la cosiddetta riforma del pubblico impiego. Egli dice che facciamo “sindacato conservatore, che non vuole trasparenza, merito, premi”.

Poiché siamo stati chiamati in causa, ci sentiamo di fare alcune puntualizzazioni.

Innanzi tutto, ci fa piacere che la distanza tra noi e Brunetta sia sempre più evidente e, nel merito, contrariamente a quanto affermato dall’intervistato, vorremmo sottolineare che il 28 ottobre 2011 le categorie UIL del Pubblico Impiego hanno fatto lo SCIOPERO GENERALE con manifestazione a Roma proprio CONTRO la riforma Brunetta.

La scelta tra “conservare” o “innovare” è direttamente proporzionale al tipo d’innovazione che viene introdotta, quella intrapresa da Brunetta è assolutamente discutibile e demagogica, fatta per accogliere consensi di chi non conosce la realtà.

L’ex ministro ribadisce che l’assenteismo è crollato del 30% per via della decurtazione del salario accessorio per i primi 10 giorni di malattia.

Senza voler discutere il dato, parliamo della sostanza: un dipendente davvero ammalato si vede ingiustamente decurtato lo stipendio perché è… ammalato.

Per ovviare a questa palese ingiustizia e non togliere entrate alla famiglia, attualmente, la maggioranza degli ammalati preferisce usare le ferie per coprire i periodi di assenza per malattia.

In altri casi, anche con patologie endemiche come l’influenza, i dipendenti si recano ugualmente al lavoro con l’ausilio di medicine asintomatiche.

Non sarebbe più opportuno perseguire il singolo che eventualmente si desse malato senza esserlo? Gli strumenti contrattuali e legali ci sono ed il Sindacato (contrariamente a quanto afferma la signora Marcegaglia) non difende gli assenteisti ed i ladri.

In merito alla “trasparenza”, gli articoli del decreto che riguardano la trasparenza non sono stati toccati dalla nostra proposta di modifica: la UIL RUA la trasparenza la vuole eccome! Vuole trasparenza sul nepotismo, sulle regole di assegnazione di consulenze strapagate, sul raddoppio delle cariche, eccetera, eccetera.

Venendo al “merito” ed ai “premi”, il NO della UIL RUA è chiaro e trasparente, perché la riforma Brunetta, anche in questo caso, generalizzando al massimo, introduce un metodo inaccettabile di distribuzione dei premi: il fondo del salario accessorio viene diviso a metà di cui una, a priori, va distribuita ad un 25% del personale perché molto meritevole.

L’altro 50% viene dato al 50% del personale, quello semi-meritevole, mentre il restante 25% del personale non prende nulla, perché senza merito e molto fannullone. Queste percentuali sono leggermente modificabili.

Rimane il fatto che coloro definiti immeritevoli, oltre al danno economico, viene preclusa la possibilità di carriera ed è passibile di licenziamento.

Come si può dichiarare che, indiscutibilmente e certamente, un 25% del personale non sia meritevole di percepire il salario accessorio?

E se, ad esempio, in un dipartimento universitario non vi sia nessun fannullone, come può il direttore individuare per forza questo 25%?

Come tutte le questioni trattate in modo approssimativo, anche questa è destinata ad un fallimento totale generando problemi gestionali e danni all’organizzazione del lavoro.

Questi sono alcuni degli aspetti che hanno indotto la UIL RUA, la UIL PA e la UIL FPL ad utilizzare uno strumento di democrazia diretta per l’abrogazione dell’obbrobrio.

La Segreteria Nazionale

Allegato: Articolo a pag. 3 del Corriere della Sera del 22 febbraio 2012

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