mercoledì 28 Luglio 2021

Lavoratori pubblici e manovre finanziarie: Schiacciati, tra demagogia e mancate scelte della politica

Che il Paese sia schiacciato sotto la zavorra di un debito storico che si sta avvicinando ai 2000 miliardi di euro; che questo debito anziché diminuire sia in crescita ulteriore, in parte sempre più consistente per gli interessi sul finanziamento ma anche a causa della crescita impressionante della spesa pubblica corrente (quasi 20 miliardi annui in più, nell’ultimo decennio, a fronte di una spesa per investimento pressoché stagnante); che l’ Europa, sotto le pressione dei mercati, delle economie a rischio di default, delle ondate speculative chieda a Paesi come l’ Italia sforzi di eccezionale portata per garantire i risparmiatori, per individuare i giusti equilibri tra debito e Prodotto Interno Lordo ed assicurare un progressivo rientro dal deficit: tutto questo è nei fatti e nella piena e totale consapevolezza dei lavoratori, delle loro famiglie e del sindacato.

Ma ciò che desta stupore (per non dire indignazione…) è che la nostra classe politica ed i nostri governanti pensino ancora che ad una situazione di tale gravità si possa mettere mano con “manovre finanziarie” a raffica che, come quella recentemente varata, aumentano il peso fiscale, diretto ed indiretto, sottraggono risorse ai consumi ed agli investimenti, senza avere né la capacità di riattivare accettabili tassi di crescita né quella di rassicurare i cosiddetti mercati.

Il lavoro dipendente, ed al suo interno i lavoratori pubblici sono, ancora una volta, i più colpiti mentre caste, privilegi, grandi patrimoni e ricchezze risultano intoccabili.

Anche le recenti consultazioni elettorali dimostrano, però, che si sta giungendo ad un punto di rottura tra società civile e “palazzo”, tra la politica e lo stesso mondo produttivo.

Prima che sia troppo tardi ci azzardiamo a “suggerire” sommessamente alla classe politica dominante alcune strade alternative a quelle fin qui percorse:

– perché, sul piano europeo, come da autorevoli parti indicato, non si individuano gli strumenti per far sì che, almeno in questa fase, la gran parte delle emissioni dei titoli pubblici siano assorbite dalla Banca Centrale?

– perché, sul piano interno, non si dà vita, anche qui come suggerito in ambienti autorevoli, ad una terapia d’urto per l’abbattimento del debito storico attraverso la progressiva dismissione dei beni dello Stato anche per diminuire in maniera consistente il peso insopportabile degli interessi?

– perché non si mette mano, come suggerito dallo stesso Capo dello Stato, ad un’ operazione di chirurgia finanziaria allo scopo di individuare con vera e coraggiosa selettività i settori pubblici e gli ambiti di spesa pubblica dove si annidano “sprechi, disfunzioni ed iniquità”, anziché continuare a colpire in maniera generalizzata quei settori, come i nostri, da cui dipendono le prospettive di crescita dell’ Italia?

Sappiamo che a questi interrogativi la nostra classe politica oggi non è in grado ed in condizione di rispondere.

Ma siamo consapevoli anche, come sindacato che rappresenta migliaia di lavoratori di settori peculiari e basilari per il progresso del Paese, di non poter (e non voler) più restare a lungo inermi ed impotenti tra l’incudine ed il martello:

da un lato le promesse di riforme fiscali e di nuove dinamiche contrattuali, che non sono invece al momento praticabili e che, comunque, ci sono impedite “ope legis” e dall’ altra la dura realtà di manovre che sottraggono risorse sempre più ingenti ed essenziali a cittadini e lavoratori (in particolare pubblici) e che negano prospettive ai più deboli ed alle nuove generazioni.

Ecco perché, accanto alla prosecuzione dell’impegno per la soluzione delle problematiche che più da vicino riguardano i settori pubblici, ritengo che i sindacati del pubblico impiego non avranno, a breve, altra strada che quella della protesta e della mobilitazione “di massa”.

NB Nelle ultime ore le risposte positive del vertice dei Capi di Stato europei rispetto alla crisi greca e nella prefigurazione dei futuri scenari di cooperazione economico-finanziaria ( flessibilità del fondo salva-stati, primi passi verso gli eurobond, coinvolgimento delle istituzioni bancarie ed acquisizione di parte del debito delle economie più deboli, migliori condizioni nella durata dei prestiti etc.) costituiscono dati per noi confortanti ma che confermano la necessità, sul piano interno ed europeo, di nuove e più convincenti strategie.

Alberto Civica
Segretario Generale UIL-RUA

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