lunedì 26 Luglio 2021

Ma quanto costa la Brunetta ?!

L’intricato e continuo proliferare di norme che per un verso o per l’altro interessano la pubblica amministrazione colpendo il personale che vi lavora, genera storture e situazioni paradossali anche da parte di chi quelle norme le rivendica come utile strumento per migliorare l’efficienza e dell’efficacia della pubblica amministrazione.

Esempio lampante è dato dall’intricato groviglio tra il D.Lgs. 150/09, le direttive della CiVIT e l’ultima manovra finanziaria sulla questione legata alla valutazione della performance nella P.A..

La legge “Brunetta” prevede che, nell’ambito del processo di valutazione della performance individuale, siano previste procedure di conciliazione atte a risolvere i conflitti causati dai contrasti tra valutato e valutatore.

Nel sistema di misurazione e valutazione della performance, ciascuna amministrazione ha previsto le procedure di conciliazione espressamente citate nella norma. Alcuni enti, come l’Istat o il CRA, hanno pensato di gestire la conciliazione tutta all’interno dell’Ente (ritenendosi probabilmente molto bravi a darsi ragione da soli); altri demandano al tentativo di conciliazione di cui all’art. 410 del codice di procedura civile, modificato con legge n. 183/2010 (attivazione della conciliazione facoltativa).

Quest’ultima possibilità di gestire il contenzioso derivante dall’applicazione della “Brunetta”, esplicitamente richiamata nella delibera CiVIT n. 124 del 22 dicembre 2010, viene ritenuta dalla stessa commissione più coerente con il dettato normativo rispetto ai meccanismi che sono stati adottati, ad esempio, dagli enti sopracitati, meccanismi che sempre la citata delibera definisce “non rispondenti alla normativa”.

Quali saranno gli effetti? Difficile quantificare con precisione, tuttavia è lecito prevedere che almeno tutto il personale valutato nella fascia bassa del famoso 25/50/25 – quella cioè con la perdita secca di tutto l’accessorio dedicato alla produttività – si avvarrà delle procedure di conciliazione. Ma è altrettanto prevedibile che anche buona parte di chi sarà valutato nella fascia intermedia potrà ricorrere, ritenendosi meritevole di una migliore valutazione – che è previsto sia uno degli elementi da considerare nelle procedure di progressione e incarichi.

Ricordiamo infatti in proposito che il danno per i dipendenti collocati nelle fasce intermedia e bassa non sarà meramente economico, ma estende i suoi effetti su incarichi, progressioni economiche e di carriera.

A spanne, OGNI ANNO, circa il 75% (pari a oltre 2,6 milioni di dipendenti) dei circa 3,5 milioni di dipendenti pubblici saranno i potenziali attori di tentativi di conciliazione dinanzi alla direzione provinciale del lavoro!!

Costituzione della CiVIT, costituzione degli OIV, impegno dei dirigenti, gestione del contenzioso…

MA QUANTO COSTA LA BRUNETTA??

E cosa succede in caso di ricorso al giudice del lavoro da parte del dipendente (caso altamente probabile perché difficilmente l’amministrazione interpellata ammetterà in sede di conciliazione di aver commesso un errore di valutazione)?

E in attesa dell’esito definitivo dei ricorsi cosa accadrà alle graduatorie prodotte dai singoli enti?

Infine l’ultimo intreccio perverso: la manovra finanziaria 2011 prevede che per il ricorso in materia di lavoro il ricorrente dovrà pagare il contributo unificato!

Ciò farà contento Tremonti ma farà arrabbiare – e tanto – i lavoratori che oltre a contribuire al buon andamento della pubblica amministrazione dovranno pagare di tasca propria la corretta applicazione delle leggi.

E’ questa la Pubblica Amministrazione di cui si vuole dotare l’Italia?

Se mai avessimo avuto dubbi, queste ulteriori riflessioni ci confermano della necessità di arrivare alla ripresa lavorativa con l’obiettivo certo di far saltare la “Brunetta”, legge iniqua, inutile e costosa.

La Segreteria Nazionale UILPA RUA

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Il Punto del Segretario Generale

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