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mercoledì 14 Aprile 2021

Quei “marziani” della CGIL

Abbiamo letto con sconcerto i comunicati della FLC CGIL in merito alla recente intesa del 4 febbraio 2011 sul pubblico impiego. Oltre ai toni, decisamente irricevibili, appare singolare la scelta di esprimere giudizi a dispetto dei contenuti effettivi del testo e della stessa realtà.

Ricordiamo che l’intesa rivede due aspetti rilevanti della riforma Brunetta:

  • – impossibilità di diminuire le retribuzioni complessive dei dipendenti pubblici, anche per la parte accessoria, attraverso l’applicazione della “performance”, che prevedeva le fasce 25% – 50% – 25%;
  • – finanziamento della performance con utilizzo di risorse aggiuntive (diverse dal salario accessorio già percepito), derivanti da economie e/o risparmi restituiti dagli enti al Governo e da esso ridistribuite (c.d dividendo dell’efficienza ex DL 122/08, convertito dalla L. 133/08).

Con questa intesa vengono quindi raggiunti obiettivi per i quali la UIL RUA, criticando la demagogia brunettiana dei fannulloni, si è molto battuta a livello nazionale ed in tutte le sedi locali: la tutela del salario, l’annullamento delle fasce premiali, la necessità di non toccare il salario accessorio per incentivi premiali – da finanziare eventualmente con risorse aggiuntive. Tutti i lavoratori conoscono queste posizioni UIL, rappresentate nelle assemblee in tutta Italia: solo alcuni, malati di “settarismo a prescindere”, possono negarle sminuendo il valore dell’intesa.

Contrariamente a quanto scrive la CGIL, la rilevanza dell’intesa è evidente soprattutto alla luce di quanto sta accadendo negli Atenei e negli EPR. Alcune Università stanno già predisponendo ipotesi di accordo con le quali intendono ridurre le voci fisse, generalizzate e ricorrenti del salario accessorio per finanziare la valutazione e la perfomance. In queste sedi la UIL RUA non intende sottoscrivere accordi penalizzanti e, a differenza di altri sindacati (molto rigorosi solo a parole), ha abbandonato i tavoli di contrattazione, come già avvenuto in ASI. Sono a verbale degli accordi (vedi Roma Tre) i rilievi sollevati dalla UIL in materia di performance”, che riassumono posizioni oggi confermate e rafforzate proprio dall’intesa.

La posizione assunta oggi dalla CGIL ci renderà molto attenti a quanto avverrà nelle contrattazioni locali, nelle quali ci aspettiamo posizioni coerenti con quanto proclamato sul piano politico generale. Perfino auspichiamo l’avvio condiviso di ricorsi ex art. 28 per attività antisindacale contro  le Amministrazioni che intendano intaccare il salario accessorio dei lavoratori.

In caso contrario, verrebbe da pensare che alcuni vivano su Marte, lontani anni luce da quanto sottoscrive il proprio sindacato “terrestre”, che ha spesso imprevedibilmente mostrato una perfetta sintonia con la controparte a livello locale, firmando accordi da noi non sottoscritti. Invitiamo pertanto ad un uso più prudente della logica del “chi firma fa da stampella”, visto che in alcuni casi, come nell’Università di Bologna, è stata la CGIL a firmare da sola: anche qui si è trattato di “stampelle”, magari in favore di qualche Rettore ex sindacalista?

Non pensiamo che si debba essere dotati di chissà quale intelligenza per sapere che i settori Ricerca, Università ed AFAM hanno gravi problemi, da tempo in attesa di risposte dal Governo e dalla classe politica. Altrettanto semplicemente ci sembra sbagliato sminuire il raggiungimento di risultati, sia pur parziali, a seguito dell’intesa.

E ancora per precisare sul comunicato CGIL: il precariato. Occorre riavviare un’azione diretta a salvaguardare occupazione e competenze nei settori Ricerca, Università ed AFAM, definendo insieme ai lavoratori proposte su cui possano confrontarsi OO.SS. e forze politiche, partendo da posizioni coerenti come quelle che la UIL ha sempre sostenuto in questi anni.

Intanto, con l’intesa si è evitato che anche sulla parte più debole del personale si abbattesse la mannaia della riduzione del salario complessivo. Sul piano sindacale, negare lo scampato rischio sulla “performance” non risolve certo il problema dell’occupazione stabile, né recupera il blocco dei contratti!

Sulle RSU: la UIL RUA è sempre stata disponibile ad andare al voto, purché fossero mantenuti gli attuali comparti contrattuali. Non siamo invece disposti a votare in comparti di contrattazione che eliminano le specificità di Ricerca, Università ed AFAM, assecondando le volontà espresse – per legge – dal ministro Brunetta. Le altre forze sindacali, tra cui c’è chi parla di “emergenza democratica”, sono dello stesso nostro parere? Ovvero, intendono accettare lo schema dei quattro comparti di Brunetta e quindi, pur di votare per le RSU, fare piazza pulita del CCNL?

Su questo invitiamo a riflettere, senza mai perdere di vista le questioni di merito ed i reali interessi dei lavoratori: cose ben diverse dalle logiche interne ad un sindacato che ha già scelto di unificare, come organizzazione, i nostri settori con la Scuola.

 La Segreteria Nazionale

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