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sabato 17 Aprile 2021

INRAN: La UIL RUA chiede al MIPAAF di rivedere la situazione del personale ex INCA posto in mobilità dal decreto legge 95 “spending review”

Nell’ambito dell’inspiegabile accanimento del Governo verso gli enti pubblici di ricerca, si è venuta a creare una situazione molto incresciosa con il decreto “spending review” relativamente al personale INCA, già soppresso con norma Tremonti nel 2010 e confluito in INRAN due anni fa.

L’INCA era già stato soppresso con l’art 7 comma 20 D Lg 31 maggio 2010 n. 78.

L’iter di inquadramento del personale INCA in INRAN non è ancora finito, poiché l’atto interministeriale di natura non regolamentare è stato registrato solo in data 3 marzo 2011; con esso veniva stabilito che a far data dal 3 marzo 2011 il MIPAF subentrava nella vigilanza al MISE per l’INCA trasferito in INRAN.

A distanza di due anni dall’accorpamento il personale ex INCA è ancora in attesa del perfezionamento dell’inquadramento nei ruoli della ricerca, con danni ingenti relativamente alle retribuzioni che non risultano a tutt’oggi adeguate ed erogate per intero (manca infatti l’erogazione di tutto il trattamento accessorio 2011 e 2012).

La tabella di equiparazione di detto personale nei nuovi profili è stata inspiegabilmente trattenuta dal MIPAF per oltre un anno; infatti solo nel mese di giugno 2012, in occasione di un incontro col sottosegretario Braga, venivamo a conoscenza che detta tabella nella stessa mattinata era stata trasmessa a Funzione Pubblica e Tesoro per i successivi seguiti di competenza.

Ora detto personale, definito nel decreto spending review “ex INCA”– come se non fosse già avvenuta l’incorporazione in INRAN due anni fa – è posto in mobilità (art. 12 comma 1 e 5 del decreto).

Se la mobilità venisse attivata senza l’adeguamento dell’intera retribuzione spettante, detto personale rischia di essere danneggiato irreparabilmente, in quanto si conteggerebbe solo il trattamento effettivamente ed attualmente percepito, con danni economici gravissimi sotto tutti i punti di vista (anche previdenziale).

Peraltro, per detto personale posto in mobilità il decreto non prevede l’accesso al trattamento di pensione preferenziale annunciato per i lavoratori che eventualmente risultassero “in soprannumero” all’esito delle riduzioni delle piante organiche: quindi trascorsi i due anni di mobilità rischiano di essere licenziati. Né è ipotizzabile che vengano assorbiti successivamente per mobilità dal CRA, che non ha la necessaria capienza in pianta organica.

I lavoratori ex INCA sono 15 in tutta Italia, ed è probabile che le risorse strumentali (es. le sedi) vengano trasferite al CRA, ai sensi del comma 3 art. 12 dello spending review.

NB: l’INCA percepisce circa 1.200.000 euro annui di contributi da parte degli industriali conservieri, che sono molto di più del costo del personale. Le funzioni INCA vengono soppresse dal decreto e quindi gli industriali non sarebbero più tenuti a pagare i contributi: forse è proprio questa la ragione della soppressione, come già si verificò in passato per le stazioni sperimentali dell’industria – gioielli di integrazione pubblico-privato?

Chiediamo di verificare la possibilità che il MIPAAF intervenga per una rapida revisione della norma prevedendo l’accorpamento diretto dei dipendenti ex INCA nel CRA, al fine di non martoriare ulteriormente questi poveri lavoratori.

UIL RUA – Sonia Ostrica

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