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mercoledì 14 Aprile 2021

Uscire dalla crisi dell’INAPP per salvare il lavoro e la nostra dignità

ISFOL sedeRoma, 28 luglio 2017
Da molto, troppo tempo registriamo un progressivo inasprimento della conflittualità all’interno di INAPP e nei rapporti esterni istituzionali, determinata a seguito di iniziative di natura verticistica e da un atteggiamento autoreferenziale del Presidente e del Direttore Generale dell’Ente.
Questa modalità di gestione dell’Ente ha prodotto effetti negativi anche nel rapporto con il Sindacato, con il quale non si cerca più alcun confronto vero. In diverse occasioni le OO.SS. hanno chiesto di affrontare temi fondamentali per l’Ente, stretto in una situazione di grande incertezza e difficoltà, senza però avere alcun riscontro reale. Anzi, da ultimo è stata adottata la prassi della convocazione, alla bisogna, per comunicazioni unilaterali da parte o del Presidente o del Direttore Generale.

In una di queste occasioni, da parte del Presidente ci è stato rappresentato che in tema di precariato e quindi di Piano triennale di fabbisogno, sarebbe stato opportuno aspettare la riunione della Consulta dei Presidenti degli EPR, in programma per il 21/7/2017, per avere un quadro più chiaro e certo sui margini di applicabilità degli strumenti normativi (D.lgs 75/17 e D.lgs 218/2016). Proprio da questa questione è urgente ripartire, ricordando che i circa 200 dipendenti a tempo determinato assunti nel 2008, a seguito di concorso pubblico, con contratto a tempo determinato in scadenza al 31/12/2020 risultano in possesso di tutti i requisiti richiesti dalla legge per la loro stabilizzazione. Ad oggi non c’è chiarezza su quali iniziative i Vertici dell’Istituto intendano adottare per avviare un processo di stabilizzazione dei precari, anche in considerazione del fatto che il Presidente non ha inteso dare alcun riscontro sugli esiti della recente riunione della Consulta dei Presidenti.
Anche su altre questioni siamo in attesa di capire cosa stia succedendo. Si ricorderà che l’art. 10 del D.lgs. 150/2015 prevede che entro 60 giorni dal rinnovo degli organi si provveda alla modifica dello statuto e del regolamento dell’ente. A questo si aggiunge la previsione del D.lgs 218/2016 che obbliga gli Enti a rivedere i propri statuti sulla base delle novità introdotte dal decreto, come la rappresentanza elettiva della comunità scientifica nel CdA e il recepimento della Carta Europea dei Ricercatori. Mentre ad oggi il processo di ridefinizione dello statuto non è stato ancora completato ed i lavoratori non hanno alcuna informazione né sulla configurazione che dovrebbe assumere l’Ente, né sui tempi previsti per l’emanazione dello Statuto;
Sebbene lo stesso D.lgs. 150/2015 abbia ridefinito i compiti attribuiti all’INAPP/ISFOL nel quadro del più complessivo riordino dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, ad oggi non è ancora chiaro quali siano le attività che l’Istituto intenda svolgere in materia di formazione, lavoro e inclusione sociale. In questo quadro preoccupano certamente sia le iniziative dei Vertici per ridisegnare di nuovo l’Ente (come ad esempio le ipotesi presentate in materia di policy advice lo scorso maggio), sia i rapporti fortemente conflittuali con ANPAL. Tali comportamenti non hanno consentito di individuare delle soluzioni ai problemi di riassetto dell’Ente: anzi, ne sta creando di nuovi.
Su tutto pesa evidentemente l’infinita questione della costituzione dell’Ente quale organismo intermedio, ritenuta dai Vertici come l’unica soluzione capace di assicurare l’autonomia dell’INAPP (con buona pace delle leggi e della stessa Costituzione). In tutta questa storia osserviamo finora un solo risultato tangibile: la proroga a tutto l’anno corrente delle attività sul PON SPAO del 2016. Con effetti e ricadute negative evidenti a tutti.
L’INAPP si trova oggi a fronteggiare una difficile situazione di incertezza per ciò che riguarda l’assetto istituzionale, la dotazione finanziaria, i rapporti con la rete del sistema delle politiche attive del lavoro, la programmazione delle attività, l’organizzazione interna, la gestione del personale e la situazione dei precari. In particolare per quanto riguarda la programmazione, l’organizzazione e la gestione del personale, si è proceduto con modalità discutibili sotto il profilo della trasparenza e del coinvolgimento della comunità interna, cosa che sarebbe doverosa per un Istituto di ricerca che deve recepire la Carta Europea dei Ricercatori.
A ciò si aggiunge un clima interno molto deteriorato, nel quale si registra una preoccupazione diffusa di come posizioni critiche assolutamente legittime (individuali ovvero collettive che siano) su specifiche questioni sindacali rischino di avere un qualche riflesso negativo su di un piano squisitamente professionale. Auspichiamo ovviamente che tutto sia frutto di fraintendimenti e di non dover registrare qualcosa di più preoccupante.
Per affrontare queste criticità è necessario adottare un diverso metodo di gestione dell’Ente, ripristinando corrette relazioni sindacali e favorendo un clima collaborativo e di “appartenenza” che pure in passato ha caratterizzato questo Istituto.
Per questo chiediamo al Presidente e al Direttore Generale un cambio di rotta a questa deriva, per affrontare in maniera costruttiva i problemi che abbiamo di fronte e per uscire da una crisi che rischia di esporre l’Ente e il suo personale a rischi sempre più gravi.

FLC CGIL
Gabriele Giannini
FIR CISL
Rita Cetorelli
UIL RUA
Enrico Sestili

 

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