giovedì 5 Agosto 2021

La UIL risponde al questionario “Green Paper” UE su Ricerca ed Innovazione

Come già anticipato  nel nostro sito, è in corso la consultazione sulle linee illustrate all’interno del Libro Verde sulla Ricerca e Innovazione, varato dalla Commissione UE il 9 febbraio 2011. Operatori e comunità scientifica sono chiamati a fornire le loro osservazioni rispetto a ben 27 quesiti proposti dalla Commissione, per fornire suggerimenti per meglio orientare i futuri programmi europei (v. 8° Programma Quadro 2014-2020). Anche la UIL, come Dipartimento Ricerca e Innovazione, ha inteso fornire sue osservazioni, selezionando alcuni quesiti ritenuti  più significativi. Riportiamo di seguito le risposte della nostra Organizzazione.


Quesito n.1

Come può il quadro strategico comune rendere più interessanti e accessibili per i partecipanti i finanziamenti dell’UE a favore di ricerca e innovazione? Cosa è necessario, oltre a un punto unico d’ingresso con strumenti informatici comuni, uno sportello unico di sostegno, una serie di strumenti di finanziamento semplificata, da applicare all’intera catena dell’innovazione, e ad altre iniziative finalizzate alla semplificazione amministrativa?

La semplificazione, effettiva ed urgente, di meccanismi e strumenti è un passaggio fondamentale ed ineludibile. Così pure, la reale traduzione e coerente declinazione, anche nei nostri settori dei grandi obbiettivi di “Europa 2020”, contro ogni autoreferenzialità. Riteniamo fondamentale, in questo senso, il ruolo della valutazione. Il vero avanzamento deve essere costituito dal varo di programmi e progetti più vicini ai reali bisogni della società e del sistema produttivo. Allargare il decentramento (anche decisionale e gestionale) nei territori; potenziare ed estendere  le opportunità di inserimento dei giovani ricercatori e dei migliori talenti; definire con  senso cooperativo e maggiore aderenza anche a politiche di “settore” i comuni bisogni europei di innovazione; sviluppare ed incentivare le sinergie pubblico-privato a tutti i livelli. Ed, infine, orientare di più i Fondi Strutturali alla creazione delle “capacità”, con PON-POR, FSE e FESR più sinergici per aumentare la “massa critica” degli interventi  e sostenere nuova occupazione e capitale umano per la ricerca e l’innovazione pubblica e privata.


Quesito n. 2

Come possono i finanziamenti dell’UE interessare l’intero ciclo dell’innovazione dalla ricerca alla Commercializzazione?

Facciamo riferimento diretto  ai contenuti della relazione del prof A. Bonaccorsi del maggio 2009 “Migliorare le Politiche di Ricerca e di Innovazione per le Regioni”. Al suo interno si mette  in giusta evidenza per l ‘Italia la necessità di potenziare le capacità di innovazione complessiva ed integrata delle PMI agendo sulla migliore utilizzazione di programmi e progetti per  sviluppare nei diversi ambiti territoriali e distrettuali:  “servizi di prima linea” (servizi di mediazione); “market creation di servizi qualificati” (servizi qualificati per l’innovazione); “terza generazione di servizi per le nuove imprese innovative” (politiche per lo star-t up innovativo); politiche per la finanza regionale per le nuove imprese. Questo salto di qualità nella “policy”  è demandato soprattutto all’ impegno delle Regioni  e dei territori, nel quadro di una politica nazionale ed europea che guardi anche al sostegno (condiviso) delle fasi del processo di creazione-innovazione più vicine al mercato(che sono, per il nostro paese, quelle più critiche) e non escludendo a priori nessun settore ma sollecitando le PMI alla sinergia ed alla cooperazione. Naturalmente la spinta verso la internazionalizzazione e l’apporto cooperativo del sistema finanziario risulteranno essenziali.


Quesito n. 4

Quale è la migliore utilizzazione dei finanziamenti dell’UE a favore di ricerca e innovazione al fine di mettere in comune le risorse degli Stati membri? Come vanno sostenute le iniziative di programmazione congiunta tra gruppi di Stati membri?

La messa in comune di risorse deve riguardare la realizzazione della necessaria massa critica, su base europea, per programmi altrimenti difficilmente sostenibili a livello nazionale: grandi infrastrutture, spazio, energia, telemedicina etc. Ciò non esclude l’impegno parallelo, in ambiti di comune interesse ed urgenza, delle politiche nazionali  (mobilità, logistica, trasporti, ambiente etc.).


Quesito n. 7

Quali parametri adottare per valutare l’efficacia dei finanziamenti dell’UE a favore di ricerca e innovazione? Quale indicatore dei risultati ottenuti si può utilizzare?

Migliorare gli indicatori di impatto e il loro spazio nei processi di valutazione. Utilizzare  valutatori con competenze economico-finanziarie e, naturalmente, interdisciplinari. Favorire occupazione e sviluppo di tecnologie utili a società e mercati. Senza ritornare a vecchie logiche settoriali, sostenere ed incentivare un allocazione delle risorse per  ricerca ed innovazione in ambiti dove più forti possono essere le ricadute occupazionali ed i bisogni di modernizzazione (trasporti, turismo, logistica, PMI, beni culturali, ict  etc.)


Quesito n. 8

Quale relazione deve esservi tra i finanziamenti dell’UE a favore di ricerca e innovazione e i finanziamenti a livello regionale e nazionale? In qual modo questi finanziamenti possono completare i fondi della futura politica di coesione, intesi a sostenere le regioni meno sviluppate dell’UE, e dei programmi di sviluppo rurale?

La strategia di Europa 2020, ed il salto di qualità vero che essa propone,  impone il massimo parallelismo e la massima coerenza per rendere produttiva ed efficace una programmazione di multilivello. Su questo la lettura di tutti i documenti delle istituzioni UE non può indurre in equivoco. Si chiede alla nostra dimensione nazionale uno sforzo per superare logiche ancora troppo settoriali ed autoreferenziali (ed anche il nuovo PNR non ci sembra  riesca a rispondere pienamente a questo compito  nonostante lo sforzo di aggiornamento compiuto). La dimensione regionale va “specializzata” al sostegno delle PMI, con forti poteri  decisionali ed allocativi decentrati. La dimensione regionale è quella ottimale per la realizzazione dei clusters, per favorire cooperazione di impresa e sinergie tra centri pubblici di ricerca, università ed imprese. Le regioni possono aiutare i talenti ad individuare occasioni per emergere, i neolaureati per “apprendere”, collegarsi meglio alle imprese locali, internazionalizzare le loro esperienze. Un altro importante esempio di completamento e prolungamento virtuoso, in questa direzione, può essere costituito dal più forte ed incisivo sostegno che le Regioni possono dare, allo sviluppo delle “reti di impresa” e del “contratto di impresa” (ora riconosciuti anche a livello UE) e che anche la nostra legislazione dovrebbe sostenere ed incentivare con maggiore forza verso l’ innovazione tecnologica. Lo stesso dicasi per la  incentivazione delle sinergie pubblico-private tra le tre reti di ricerca (Università, Enti di Ricerca, Imprese).


Quesito n. 10

Deve essere lasciato maggior spazio alle attività di tipo bottom-up?

Si deve, naturalmente, fare spazio a maggiore partecipazione, in particolare nel momento della ideazione dei programmi. Consideriamo, però,  il fatto che  la nuova strategia UE ha il suo “core business” nella creazione, a tutti i livelli, di una “governance” che garantisca il raggiungimento degli obiettivi prefissati nella dimensione europea e, coerentemente, in quelle nazionali. Dunque il “bottom-up” non deve contraddire lo sforzo di concentrazione delle risorse attraverso una loro governata e coerente allocazione. Altrimenti saremmo alle solite. In questo senso più si rendono rigorosi gli strumenti di valutazione e più si rafforza la governance (specializzando i compiti dei diversi livelli) meno rischioso diventa l’allargamento della partecipazione ed il soddisfacimento di proposte che vengono dal basso. Naturalmente questo discorso non riguarda gli ambiti di  ricerca  “curiosity driven” nei quali più ampi possibile debbono restare  i gradi di libertà e di proposta dal basso.


Quesito n. 13

Come fare affinché le attività di ricerca e di innovazione dell’UE attirino in maggior misura l’interesse e la partecipazione dei cittadini e della società civile?

Sviluppare e sostenere progetti che connettano ricerca ed innovazione ad obiettivi sociali sensibili e diffusi (mobilità nelle aree metropolitane, salute-invecchiamento-prevenzione, ambiente etc.)


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