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venerdì 18 Giugno 2021

Decreto Renzi-Madia: la “Riforma” della P.A. costa e a pagarla sono i giovani

renzi madiaE’ stato firmato dal Presidente della Repubblica e pubblicato in G.U. il Decreto Legge del Governo che avrebbe dovuto tradurre in norme i 45 punti che dovevano comporre la riforma della pubblica amministrazione.
Salta subito all’occhio che la tanto sbandierata abrogazione dei trattenimenti in servizio che avrebbe dovuto generare ben 15.000 posti per ora non produce alcun effetto. Anzi abbinata alla norma che consente di interrompere il rapporto di lavoro (docenti universitari esclusi) a coloro che abbiano maturato i 42 anni e 6 mesi di contributi e abbiano compiuto i 62 anni di età essa costa alle casse dello Stato dai 2,6 milioni di € nel 2014 sino a ben 152,9 milioni di € nel 2018.
Aldilà delle alchimie contabili con le quali si procede alle coperture di spesa, quello che risulta evidente è la riduzione dal 40% al 20% del turnover nella P.A. e la conseguente diminuzione del numero di assunzioni. Altro che “staffetta generazionale”!

Per gli Enti di ricerca invece il turnover rimane immutato e, cosa apparentemente positiva, si consente di calcolare ai fini delle assunzioni le retribuzioni complessive di chi va in pensione. Questa possibilità è, come abbiamo detto, apparentemente positiva perché la nostra richiesta è sempre stata quella di ottenere, simultaneamente alla possibilità di utilizzare tutte le risorse lasciate da chi va in pensione, anche la abolizione delle piante organiche. Quindi l’effetto della nuova norma sarà solo quello di accelerare la saturazione delle piante organiche, cosa che con tutti i tagli effettuati avverrà molto presto, per tornare poi comunque ad un turnover calcolato sulle teste: cioè uno esce e uno entra.
Ancora una volta i giovani sono usati strumentalmente. La verità è che questo provvedimento crea meno posti di lavoro di quanti ce ne sarebbero stati con le vecchie norme e nel frattempo nei nostri comparti centinaia di precari anche ultradecennali rischiano il posto di lavoro.
Per l’Università in barba alle centinaia di ricorsi presentati dai candidati il decreto sancisce, (attraverso la formula trita e ritrita) che ” in attesa della revisione della disciplina……”, le abilitazione scientifiche proseguono “….senza soluzione di continuità ….” sino a dicembre 2014. Le chiamate a professore Associato verranno fatte intanto sulle abilitazioni ottenute in base all’attuale iper-controversa procedura, poi Dio vede e provvede.

Dobbiamo inoltre registrare un nuovo aumento dei contributi unificati in caso di ricorso. Per i lavoratori sarà sempre più difficile far valere i propri diritti, da una parte colpendo il sindacato attraverso la riduzione del 50% dei distacchi e permessi, diminuendo ulteriormente gli spazi di contrattazione e dall’altra rendendo più costoso il ricorso al giudice.
Questa linea sembra configurare un popolo di “sudditi” e non di “cittadini”.
La UIL RUA continuerà a contrastare questo disegno e siamo convinti che si dovrà arrivare allo sciopero generale che rappresenta l’unico modo per affermare il dissenso dei lavoratori alla impostazione del Governo e l’unico modo per contrastare il conformismo e il falso unanimismo che sostengono questo provvedimento.

La Segreteria Nazionale

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