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venerdì 18 Giugno 2021

Documento di FLC CGIL, FIR CISL, UIL RUA presentato a Letta sulla condizione ancora negativa del settore della ricerca pubblica con particolare riferimento ai problemi occupazionali, precariato e specificità contrattuali

precari ricercaOn.le Presidente del Consiglio.
Le organizzazioni sindacali del CNR, CGIL, CISL e UIL colgono l’occasione per rappresentarLe la preoccupazione e il disagio dei lavoratori dell’Ente e di tutto il settore della Ricerca pubblica italiana.

Se “Ricerca è futuro”, le disposizioni di legge sin qui varate dal Suo Governo non rispondono alle aspettative del mondo scientifico.

Gli Enti pubblici di Ricerca, e tra questi il CNR, vivono da anni una condizione di disagio per gli effetti dei tagli subiti e dei ritardi nel finanziamento pubblico, cui parzialmente si supplisce competendo con successo, come dimostrano i dati, nel mercato finanziario e internazionale della Ricerca scientifica e tecnologica.

L’emergenza risorse è resa ancora più drammatica da una regolamentazione farraginosa e spesso contraddittoria, la quale necessita di una profonda rivisitazione tenuto conto che il comparto ricerca, per le proprie peculiarità, si differenzia profondamente dal resto della Pubblica Amministrazione e necessita di maggiore e più decise flessibilità e autonomia.

In assenza è difficile operare, ma anche programmare le risorse coerentemente ai compiti istituzionali. Tale situazione inoltre impedisce una reale valorizzazione del capitale umano, che ne rappresenta la principale ricchezza.

L’attuale significativa quota di personale a tempo determinato e non strutturato, che permette il raggiungimento di brillanti risultati cui viene spesso fatto riferimento con orgoglio dalla politica, nonché la funzionalità dell’intero sistema trae origine dal blocco delle assunzioni perdurato per oltre un decennio.

Tuttavia, gli attuali provvedimenti adottati in tema di precariato, non appaiono sufficienti a rispondere alle aspettative degli Enti e dei tanti giovani- e purtroppo in molti casi non più giovani – addetti alla Ricerca.

Inoltre scontiamo l’insufficienza numerica degli addetti alla ricerca, che in Italia resta significativamente più basso, in rapporto al numero di occupati e al numero di abitanti, rispetto ai principali competitori europei e alla media europea.

Il CNR, il più grande fra gli Enti, con circa 8000 addetti a tempo indeterminato e determinato, in termini assoluti non può reggere il confronto, con strutture internazionali omologhe. Le evidenziamo al riguardo che il CNRS francese di addetti ne ha ben oltre 20.000, più dell’intero comparto degli EPR.

Occorre avere il coraggio di passare dalla declinazione di principii a fatti concreti. Intervenendo sui fenomeni della fuga, della dispersione e del sottoutilizzo dei cervelli, ricordando che il costo stimato della loro formazione supera i 700.000 euro e quando questi, non trovando adeguate prospettive in Italia, emigrano altrove, di fatto irrobustiscono le capacità di proposta e di risposta dei nostri competitori internazionali.

Con il varo della legge di stabilità e dei “collegati” si torna a parlare di nuovi possibili interventi.

Innanzitutto temiamo l’insufficienza delle risorse in gioco e il rischio concreto di loro finalizzazioni verso misure eccentriche rispetto alle priorità del sistema.

E pertanto auspichiamo l’assunzione di correttivi incisivi.

A tal fine Le indichiamo alcune tra le priorità e le urgenze inderogabili, rispetto alle quali confidiamo nel Suo autorevole impegno di sensibilizzazione del Governo e del Parlamento.

  • Introdurre misure specifiche per il settore della Ricerca pubblica con cui garantire la proroga di tutti i rapporti di lavoro dei precari degli EPR e, allargando gli spazi del turn-over, avviare un piano straordinario di assunzioni, anche mediante una progressiva stabilizzazione dei contratti in essere.
  • Garantire al sistema della Ricerca pubblica risorse pluriennali adeguate, certe e stabili con una valutazione idonea ai fini di un loro migliore uso per lo sviluppo scientifico e competitivo del Paese.
  • Riconoscere, così come sollecitato dalla stessa comunità scientifica e dal Comitato di settore presieduto dal Prof. Luigi Nicolais, la peculiarità normativa e l’autonomia contrattuale degli EPR, modificando laddove necessario le vigenti leggi e i regolamenti. In particolare si sottolinea l’opportunità di mantenere il Contratto di Lavoro della Ricerca, attualmente messo in discussione dalla legge 150/2009, il quale rappresenta l’unico elemento normativo in cui viene definito l’ordinamento professionale del personale della Ricerca: Ricercatori, Tecnologi, Tecnici e Amministrativi.
  • Costruire un reale ed efficace Sistema della Ricerca Nazionale, individuando un unico punto di Governance, e superare l’attuale segmentazione e disarticolazione delle competenze per le quali 22 Enti sono vigilati da 8 diversi Ministeri.
FLC CGIL
Rosa Ruscitti
FIR CISL
Marcello Leoni
UIL RUA
Americo Maresci

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