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domenica 20 Giugno 2021

UILRUA – La ricerca è un bene bistrattato da salvare in fretta

Roma, 30 ottobre 2017
COMUNICATO STAMPA

UILRUA – LA RICERCA E’ UN BENE BISTRATTATO DA SALVARE IN FRETTA

Un numero di ricercatori inferiore allamedia europea, giovani laureati in costante fuga, scelte politiche sbagliate e scarsi investimenti. E’ questa la situazione del nostro Paese, dove la ricerca e’ in coda nelle politiche economiche da oltre 15 anni, con investimenti insufficienti e strategie assistenziali di corto respiro. L’Italia infatti investe in ricerca e sviluppo soltanto 1,33% del Pil contro una media europea del 2,03% (fonte Eurostat) e ha un numero di ricercatori di gran lunga inferiore agli altri Paesi dell’Unione europea: nel 2015 la percentuale dei ricercatori ogni mille occupati in Italia era pari al 4,73% contro una media del 7,40%. “Una situazione che e’ diventata insostenibile- commenta la segretaria generale della Uil Rua, Sonia Ostrica- anche perche’ il problema dei tagli costanti ha prodotto la crescita del precariato, eccellenze che lavorano da decenni con contratti a termine e spesso senza tutele. Non si comprende perche’ il nostro Paese non metta al centro la ricerca, fondamentale per lo sviluppo sociale ed economico oltre che culturale, e perche’ si continui a optare per tagli che indeboliscono non soltanto enti e persone che ruotano intorno a questo mondo, ma l’intero sistema Italia, la capacita’ di innovazione e di essere competitivi a livello europeo e mondiale”.
Un mondo, quello della ricerca in Italia, ben considerato a livello internazionale, tanto che il numero di pubblicazioni dei nostri ricercatori su riviste scientifiche e’ particolarmente elevato e quasi doppio rispetto alla media europea. Purtroppo pero’ il numero dei nostri ricercatori e’ circa la meta’ della media europea e quindi siamo considerati “contribuenti netti”, sostenendo di fatto con i nostri finanziamenti la ricerca di altri Paesi dell’Unione. “Non si comprende allora- prosegue la Ostrica- perche’ ci si debba affidare sempre alle capacita’ e alla disponibilita’ dei nostri bistrattati ricercatori, piuttosto che creare un sistema Paese tutelante verso le proprie risorse. In questo modo il numero dei cosiddetti cervelli in fuga e’ destinato ad aumentare in maniera esponenziale e la ricerca purtroppo a retrocedere. Non possiamo accettarlo. Basta! E’ fondamentale che la prossima legge di stabilita’ ridia dignita’ alla ricerca pubblica e risposte positive alle aspettative dei precari del settore”. Per sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto il Governo, Cgil Cisl e Uil hanno organizzato una manifestazione-assemblea per martedi’ 7 novembre (dalle ore 10) davanti al senato della Repubblica (piazza Vidoni).

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