sabato 24 Luglio 2021

Bacchettare dita per nascondere problemi

Gli ultimi dati dell’ISTAT ci consegnano un quadro impietoso del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione tocca quota record 11,1% e arriva al 36,5% per i giovani. Il lavoro part time interessa oggi il 16,8% degli occupati (pari a 3,8 milioni di lavoratori) e tende a diventare in misura crescente “involontario” e precario. Circa il 12,5% degli occupati ha un contratto precario, con un’ulteriore forte crescita dei contratti a termine (pari complessivamente a 2 milioni e 447mila lavoratori) e dei collaboratori (430 mila lavoratori).

Di fronte a questi dati, diversi giornali, commentatori e politici hanno rotto gli indugi e sottolineano finalmente non solo la drammaticità della condizione del lavoro nel Paese, ma anche l’inadeguatezza delle ricette varate finora dal Governo. Di contro, con il suo solito fare professorale il Ministro Fornero risponde a La Stampa invitando a fare attenzione alle cifre reali in tema di disoccupazione e rammaricandosi del fatto che “anche i giornali più attenti rischiano talvolta di distorcere l’informazione nei titoli”.

Ogni volta stupisce il fastidio del Ministro Fornero di fronte ai duri dati sulla condizione del Paese e alle critiche, affrontati sempre con un silenzio piccato ovvero con l’aria di chi è costretta a fare la grazia di spiegare come funziona il mondo ad un branco di incompetenti che travisa peraltro il suo pensiero. Al di là di cadute di stile poco giustificabili per chi è chiamata a ricoprire incarichi di Governo, appare evidente l’indisponibilità di fondo del Ministro Fornero a prendere atto dei fallimenti delle riforme finora varate. Gli interventi sul mercato hanno accresciuto oggi solo la flessibilità in uscita e non hanno creato nuova occupazione. Insiemen al dato record sulla disoccupazione ed alla crescita ulteriore del precariato, la misura dell’incapacità di definire una “buona flessibilità” è paradossalmente (ma non troppo) fornita proprio dell’incremento del part time, ridotto da strumento di flessibilità ad ammortizzatore sociale utilizzato per non licenziare. Esiti questi del tutto prevedibili quando si fanno riforme guardando solo ai conti pubblici e senza voler intervenire sulle cause della crisi economica.

Oltre la vicenda tremenda degli esodati, in tema di pensioni va ricordato che un incremento dell’età lavorativa porta necessariamente ad una riduzione delle opportunità di occupazione per i giovani, specie in assenza di politiche di sostegno e sviluppo, come testimoniato proprio dai dati dell’ISTAT. Certo, si potrà insistere che i veri frutti si vedranno nel medio e lungo periodo, sempre se ci si arrivi vivi: resta il fatto per quell’orizzonte temporale giovani e precari saranno certamente senza lavoro (e senza pensione), con la consolazione però di un bel sistema previdenziale sostenibile e di una Europa “contenta”.

Ma non è tutto. Nella PA i limiti temporali in tema di rinnovi dei contratti a termine stanno minacciando la continuità dei servizi e determinando la perdita di occupazione per i precari, tanto che si sta discutendo come definire delle deroghe a questi limiti in un futuro accordo quadro presso l’ARAN. Ancora: per gli esuberi previsti dalla spending review il Governo intende utilizzare lo strumento del pensionamento con le vecchie regole pre riforma Fornero. Morale: da un lato si invoca l’uniformità tra pubblico e privato, dall’altro gli insostenibili interventi del Governo spingono verso ipotesi di disapplicazione di fatto delle riforme varate. Un vero ginepraio di contraddizioni, nel quale il Governo dei tecnici procede con una sicurezza indiscutibile degna di miglior causa.

Una domanda sorge spontanea: il Ministro Fornero intende continuare a nascondere l’entità di questi grandi problemi pretendendo di bacchettare dita su quanto la crescita di disoccupazione dipenda dall’incremento del tasso di attività e non già dalla perdita di posti di lavoro?

La Segreteria Nazionale UIL RUA

stampa

Il Punto del Segretario Generale

Ultime news