sabato 13 Luglio 2024

L’ARAN non raggiunge alcun obiettivo prefissato dall’atto di indirizzo, se per loro si applicasse la performance oggi, la valutazione sarebbe negativa.

Il metodo di lavoro è cambiato tante volte, passando dalla parte generale alle sezioni, dalla discussione su ogni articolo al ritorno alle norme generali, fino ad arrivare ad oggi, in cui il testo è blindato “prendere o lasciare”. Una grande pantomima rinviare tutto nascondendo sotto il tappeto i problemi e l’incapacità dell’Agenzia (avallate dalle OO.SS.) di addivenire alle riforme ordinamentali tanto attese.

Al Ministro Zangrillo che enfatizza quanto fatto dal Governo per chiudere i contratti pubblici e, in modo particolare, quello dell’Istruzione e Ricerca, possiamo solo dire MA DI COSA STA PARLANDO!!!

Ministro, un contratto che rinvia la maggior parte degli istituti contrattuali a una sequenza successiva, è un contratto falsato e per di più, caro Ministro, sarebbe stato più utile se si fosse impegnato a reperire le risorse mancanti per gli EPR non vigilati dal MUR e senza le quali in questo Paese i Ricercatori e tutto il Personale dei diversi Enti di Ricerca, verranno per l’ennesima volta penalizzati.

In un Paese in cui si fanno norme per il rientro dei Ricercatori e dei Tecnologi, in cui oltre il 70% delle risorse del PNRR passeranno dall’Università e dalla Ricerca, in cui si riempiono i palinsesti dei talk show sostenendo che Ricerca & Sviluppo rappresentano il volano della Nazione, non aver discusso e rinviato, a sequenza contrattuale successiva, l’Ordinamento della Ricerca, rappresenta la sconfitta della politica da destra a sinistra (il contratto ha visto ben tre Governi) e un’offesa al Personale di tutti gli EPR che, dopo tanti anni, auspicava finalmente il giusto riconoscimento e la giusta valorizzazione professionale e che, oggi, si ritroveranno di nuovo accantonati.

Inaccettabile la proposta del Lavoro Agile per i Ricercatori e Tecnologi, non può venire meno l’autonoma determinazione del tempo di lavoro. Abbiamo sostenuto con forza la modifica dell’art. 58 del CCNL 98/01 per il potenziamento del lavoro fuori sede, disponendo che l’attività possa essere svolta in qualunque luogo, nel rispetto delle norme di sicurezza e nelle modalità che il Ricercatore/Tecnologo individua.

Come se non bastasse, vengono rinviati a sequenza contrattuale le discussioni sui Policlinici Universitari, nei quali insistono tantissimi dipendenti che garantiscono all’Università di raggiungere gli obiettivi di ricerca, didattica e assistenza.

Non possiamo non dare risposte a tutte quelle Persone alle quali, come nel caso dei medici universitari spesso non viene riconosciuta l’attività assistenziale e la loro equiparazione non gli riconosce il ruolo di Dirigenti Medici.

Si continuano a mantenere gli assegni di ricerca (una forma di sfruttamento legalizzato) e si rinvia la disciplina del Contratto di ricerca che avrebbe potuto e dovuto dare delle risposte ai nostri giovani e ai nostri dottorandi, in un sistema sempre più chiuso e lobbistico.

Rinviata anche la disciplina sui tecnologi universitari e le poche modifiche accolte sulla sezione Università non consentono di migliorare un testo che, a nostro giudizio, non garantisce la valorizzazione del Personale in applicazione del nuovo ordinamento.

Per l’AFAM il contratto doveva porre le basi per affrontare efficacemente il processo di riforma in corso, andando a toccare sia gli aspetti didattici che la gestione dei processi amministrativi. Per tale motivo abbiamo portato una visione coraggiosa, con una prospettiva che guardava al futuro.

Pur registrando un parziale accoglimento delle proposte utili a migliorare la parte dei nuovi profili professionali, vengono tralasciati aspetti fondamentali atti a migliorare e ad accompagnare la fase transitoria dal vecchio al nuovo ordinamento. In particolare, il nuovo ordinamento del Personale T/A rischia di indebolire le istituzioni se non ci sarà l’istituzione della dirigenza amministrativa e una nuova governance delle istituzioni.

Inaccettabile non aver voluto affrontare la parte che riguarda la docenza e i ricercatori, che hanno bisogno di una nuova disciplina per arrivare ad uno sviluppo futuro.

Siamo convinti che un contratto che non raggiunge gli obiettivi minimi prefissati, che tralascia la discussione sulle fondamentali problematiche dell’Università e dell’AFAM, che elude qualunque discussione e valorizzazione sulla sezione Ricerca, non può essere sottoscritto e rispetto alla provocazione dell’Aran, rispondiamo che non ci facciamo tirare in faccia il contratto da nessuno, anzi lo rimandiamo al mittente.

La Segreteria Nazionale

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Il Punto del Segretario Generale

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