venerdì 22 Ottobre 2021

Fare sistema tra formazione e sistema produttivo

UIL RUA / L’analisi del segretario generale responsabile di Ricerca, Università e Afam
Fare sistema tra formazione e sistema produttivo
Civica: “Se si continuano a ridurre risorse e finanziamenti il processo di flessione diventerà irreversibile”

– tratto da “Eventi” settimanale del gruppo 24 ore –

“Sono ancora tanti i passi che il nostro Paese deve compiere per mettere a sistema Università, Ricerca, Alta Formazione artistica e sistema produttivo”.

La qualificata valutazione è di Alberto Civica, segretario generale di Uil Rua (Ricerca, Università, Afam cioè Alta formazione artistica, musicale e coreutica), che giudica scoordinati tra loro – e dunque non efficaci – gli ultimi provvedimenti governativi nel settore.

“Nell’ultima riforma come anche nelle precedenti – denuncia il Segretario Generale – oltre ai tagli non c’è un solo provvedimento che sia realmente a favore della ricerca scientifica e tecnologica, dell’alta formazione anche artistica, di giovani o studenti. La Uil Rua – spiega – ha sempre cercato di suggerire azioni mirate a creare sinergie tra il sistema produttivo e il sistema pubblico di ricerca e sviluppo, trovando però sempre grandi resistenze soprattutto sul fronte politico”.

La problematica, secondo Civica, sarebbe di natura strutturale: “Il ministero dell’Università e Ricerca è stato accorpato a quello dell’istruzione, cioè con la scuola, che per l’alto numero di addetti e problematiche ha oscurato e trascurato la ricerca scientifica, unica vera risorsa per il futuro e motore dello sviluppo del paese’: La Uil Rua chiede che vi sia un “coordinamento della ricerca scientifica” che riguardi anche le istituzioni soggette a vigilanza di altri ministeri.

“Valga per tutti un esempio – dice Civica -. È assurdo che l’Istituto Superiore di Sanità, che si occupa della ricerca in ambito sanitario, non si coordini con il ministero della ricerca, ma si relazioni sostanzialmente solo con quello della sanità. Stesso discorso vale anche per gli altri enti di ricerca vigilati dai ministeri dell’industria, dell’agricoltura e dell’ambiente, dimenticati dal Miur.

Tale frammentazione favorisce, peraltro, l’azione clientelare del politico di turno al ministero vigilante. Basti pensare – con buona pace di Brunetta e delle regole sul pubblico impiego – a certi Commissari o Presidenti nominati in enti di ricerca addirittura privi di fondamentali requisiti, come una laurea specifica, o di una laurea tout-cout”.

Se si vuole un reale sviluppo economico del paese bisogna dunque parlare di ricerca, innovazione e sistema produttivo in maniera strutturata e organica, con obiettivi resi operativi attraverso piani quinquennali finalizzati: “Senza un deciso investimento sulla ricerca e nel miglioramento del prodotto – nota Civica – ogni intervento per rilanciare i consumi, come per esempio la diminuzione delle tasse, sarebbe una breve boccata di ossigeno che non garantirebbe l’uscita dalla crisi in quanto non modificherebbe la struttura del sistema e la sua competitività. Gli investimenti – prosegue Civica – sono necessari per invertire un trend di declino e per colmare il gap con le economie più avanzate, e devono essere pubblici. Infatti non si può – nota ancora Civica- pensare di gravare su un sistema produttivo costituito per più del 90% da piccole imprese che chiedono, peraltro, agevolazioni e semplificazioni che non vengono date. Vanno potenziati gli strumenti tesi a favorire le sinergie delle Pmi ma la sola messa in rete sul territorio non appare sufficiente a sostenere gli alti costi del processo di ricerca e senza finanziamento pubblico nemmeno quello dell’innovazione. Anche per questo si debbono potenziare e migliorare raccordi con l’Europa, le cui risorse risultano vitali e i cui nuovi programmi (Horizon 2020 – Innovation Union) puntano più decisamente sulle ricadute tecnologiche e sociali delle nuove conoscenze prodotte dalle istituzioni di ricerca”.

Esistono articolati studi che sanciscono, nonostante tutto, l’efficacia del sistema di ricerca italiano, individuato tra i più produttivi in termini di qualità e di quantità per singolo addetto, fermo restando che il numero dei ricercatori italiani è il più basso in termini assoluti in tutta Europa:

“Se continuiamo a ridurre risorse e finanziamenti destinati alla ricerca scientifica – avverte Civica – se perdura l’impossibilità di assumere forze nuove per sostituire i pensionamenti, se di giovani si parla solo per catturare consenso senza produrre politiche attive e coordinate, il processo, già intrapreso, di flessione non può che diventare irreversibile.”

Anche a livello locale si deve fare di più: “Le regioni – conclude il segretario generale di Uil Rua – oltre a rendere più omogenei i loro interventi dovrebbero avvalersi del contributo delle istituzioni pubbliche di ricerca.

Per esempio il Lazio vanta il maggior numero di enti ed atenei pubblici e privati senza che Comune, Provincia e Regione si avvalgano delle loro competenze. Gli strumenti normativi e programmatici più recenti della Regione dovrebbero dare ancor più spazio al ruolo delle istituzioni pubbliche che possono dare un qualificato contributo per la soluzione di molti problemi, ad esempio in materia ambientale, in cui la ricerca e la tecnologia potrebbero suggerire buone proposte per la trasformazione dei rifiuti in risorse produttive.”

stampa

Il Punto del Segretario Generale

Ultime news