sabato 24 Luglio 2021

Legge di bilancio 2019 – Settori Università, Ricerca, AFAM

cgilcisluil leftFLC CGIL, CISL FSUR, FEDERAZIONE UIL SCUOLA RUA
LEGGE DI BILANCIO 2019 – SETTORI UNIVERSITÀ, RICERCA, AFAM

PREMESSA

Nel quadro delle valutazioni e delle priorità indicate al Governo, gli Esecutivi Unitari di CGIL, CISL ed UIL hanno varato il 22 ottobre u.s. il documento sulla Legge di Bilancio 2019.
Il documento mira complessivamente a sottolineare l’urgenza e la priorità di un più forte ed incisivo sostegno delle nuove misure di finanza pubblica allo sviluppo degli investimenti, delle infrastrutture e dell’occupazione (a cominciare dai giovani e dal Mezzogiorno), ad una politica fiscale e contrattuale più dirette al sostegno della domanda attraverso il maggiore potere di acquisto di salari, retribuzioni e pensioni, ad una politica inclusiva e redistributiva volta alla tutela generale del mondo del lavoro.
FLC CGIL, CISL FSUR e Federazione UIL SCUOLA RUA formulano di seguito le proprie osservazioni ed indicazioni riguardanti i settori pubblici della Ricerca e dell’Alta Formazione per indirizzare il confronto con Governo, Parlamento e forze politiche anche sulla base del confronto sui luoghi di lavoro e nelle tre grandi manifestazioni unitarie già programmate dai settori sull’argomento a Milano, Roma e Bari.

ENTI PUBBLICI DI RICERCA

Per quanto riguarda gli ambiti pubblici della Ricerca (Enti Pubblici di ricerca) si deve sottolineare in primo luogo il mancato trasferimento nella proposta di Legge di Bilancio per il 2019 degli interventi già annunciati all’interno della Nota di Aggiornamento del DEF, peraltro ritenuti a nostro avviso insufficienti.

Tale mancato trasferimento nella proposta di legge di bilancio di quanto preannunciato nella Nota di Aggiornamento al DEF, comporterà il rinvio degli auspicabili ed ulteriori interventi per il potenziamento delle risorse finanziarie (ordinarie e progettuali) ed umane (nuova occupazione e crescita professionale di ricercatori e tecnici amministrativi), annunciati nella nota suddetta, rendendo, pertanto, ancora più critica la già complessa interlocuzione con Governo e MIUR.
Ciò impone un maggiore “ascolto” da parte di Governo e MIUR delle istanze del sindacato confederale e categoriale. Quest’ultimo non potrà sottrarsi ad iniziative di mobilitazione laddove mancassero momenti e tavoli di confronto con i suddetti interlocutori.

Nello stesso tempo, e non secondariamente, tale confronto dovrà necessariamente svolgersi anche sul tema – prioritario e già sottolineato nel documento degli Esecutivi Unitari – della “definizione di una governance unica per superare la frammentazione del sistema di ricerca italiano”.

In questa direzione FLC CGIL, CISL FSUR e Federazione UIL SCUOLA RUA esprimono fin da ora la loro ferma opposizione ad ogni ulteriore indebolimento degli EPR e chiedono che tale governance sia orientata alla piena valorizzazione degli ENTI e delle istituzioni già indicate negli articoli 1 e 19 D.lgs 2018/2016
(compresi quindi i settori Ricerca di Inail e Anpal) oltre che alla neo costituita ISIN al fine di favorire:

– il reale coordinamento istituzionale e programmatico di tutto il sistema pubblico di R&S, con reali possibilità di partecipazione della comunità scientifica e delle parti sociali;

– le sinergie tra tutti i soggetti impegnati nelle tre fondamentali reti di ricerca (ricerca privata, delle imprese, ricerca pubblica, degli enti di ricerca e delle Università);

– una più proficua ed incentivata collaborazione pubblico-privato, anche nell’ottica del contributo essenziale che il sistema pubblico di Ricerca potrà dare allo sviluppo sia della “Strategia di Specializzazione Intelligente” che alle collegate politiche industriali e di Innovazione;

– il potenziamento delle risorse nazionali, accanto a quelle europee, in particolare all’ interno di una rivisitazione e riformulazione del Programma Nazionale della Ricerca (oggi eccessivamente sbilanciato nella direzione di trasferimenti ai settori privati);

– la garanzia della loro produttiva ed ottimale allocazione nel quadro della più generale strategia per la formazione delle conoscenze & competenze necessarie a sviluppare innovazione e competitività di industria e servizi e per il superamento degli attuali squilibri territoriali.

La proposta legge di Bilancio 2019 non contiene il superamento dell’art. 23 comma 2 del Dlgs 75/2017, ovvero del “tetto” del 2016 alla crescita dei fondi del salario accessorio. Si tratta di una modifica necessaria per consentire il completamento dei processi di stabilizzazione con il pieno utilizzo delle risorse ad essi destinate, come anche per programmare qualsiasi processo ordinario di reclutamento che sarebbe vanificato dalla norma richiamata.

La proposta di legge di Bilancio 2019 contiene l’ennesima riproposizione dello strumento del “credito di imposta” per R&S alle imprese, già sperimentato con risultati pressochè nulli. La previsione può essere utile se finalizzata a favorire un più rigoroso e controllato utilizzo di agevolazioni fiscali, che pesano in maniera consistente sulla finanza pubblica. Tali agevolazioni fiscali dovranno, infatti, essere utilizzate per incentivare lo sviluppo di veri progetti di Ricerca e Sviluppo e, soprattutto, per procedere all’assunzione di nuovi ricercatori e personale qualificato, addetto a R&S anche nei settori privati.

Ciò detto, va sottolineato che la proposta del Governo non formula alcun meccanismo di investimento diretto per lo sviluppo delle risorse occupazionali e finanziarie dei settori pubblici di ricerca extra-universitaria.

Pertanto FLC CGIL, CISL FSUR e Federazione UIL SCUOLA RUA tornano a rimarcare con forza che:

• la cronica e strutturale mancanza di risorse a disposizione degli EPR non può essere surrogata con i fondi previsti nel quadro internazionale, che dovrebbero essere invece considerati aggiuntivi” rispetto a quelli necessari al funzionamento degli Enti; pertanto si impone il rifinanziamento del FOE anche attraverso la elaborazione dell’annunciato Piano Strategico Nazionale di carattere pluriennale, nonché la possibilità di aumentare i fondi ordinari degli Enti non vigilati direttamente dal MIUR ma da altri ministeri, e che svolgono, contestualmente all’attività di ricerca, funzioni e compiti istituzionali ad essi demandati direttamente dai ministeri vigilanti;

• la necessità di dare completamento ai processi di stabilizzazione del personale precario degli EPR richiede anch’essa ulteriori risorse specificamente destinate, in modo tale che si riesca non solo a stabilizzare e mantenere in servizio tutti gli attuali precari, ma anche ad avviare una rinnovata politica di reclutamento ordinario volta ad incrementare in maniera significativa il numero degli addetti alla ricerca nel nostro Paese. Nuovi meccanismi di reclutamento e misure contrattuali devono tendere anche a migliorare la crescita professionale dei ricercatori e la progressione di carriera del personale;

• la salvaguardia e la valorizzazione dell’autonomia e della specificità degli Enti e delle Istituzioni di Ricerca e del loro personale debbono trovare riscontro in meccanismi di scorporo dai “tetti” e dai vincoli esterni dei finanziamenti e degli investimenti destinati al settore; devono altresì consentire il potenziamento della peculiarità degli strumenti e delle misure opportunamente ad esso destinate nei prossimi rinnovi contrattuali.

UNIVERSITA’

Per quanto riguarda il sistema universitario, accanto a vistose insufficienze ed “omissioni”, la proposta del Governo prevede alcuni parziali interventi in termini finanziari ed occupazionali.

Fermo restando quanto già detto per il quadro generale di riassetto della Ricerca Scientifica pubblica (e che vale anche per gli Atenei pubblici, che svolgono una funzione primaria e trainante) due le misure previste:

– la previsione (all’interno del quadro più generale del potenziamento delle competenze in alcuni settori nevralgici della Pubblica Amministrazione) del nuovo reclutamento ed accesso di 1000 nuovi giovani ricercatori a tempo determinato di tipo b) (v. art.24, comma 3, lettera b) della Legge 30 dicembre 2010), per i quali vengono messe a disposizione del FFO degli Atenei pubblici rispettivamente 20 milioni di euro aggiuntivi per il 2019 e 50 milioni di euro aggiuntivi ” a decorrere dall’anno 2020″.

– la norma relativa alla nuova regolamentazione dei parametri di riferimento per il calcolo del fabbisogno finanziario dell’Università, secondo la quale per il periodo 2019-2025 “al fine di favorire il rilancio degli investimenti e delle attività di ricerca e innovazione sul territorio nazionale non concorrono al calcolo del fabbisogno finanziario le riscossioni ed i pagamenti sostenuti per tali finalità”. Per l’esercizio 2019 il fabbisogno programmato del sistema universitario “è determinato sulla base del fabbisogno programmato per il 2018, al netto della media dei pagamenti per investimenti dell’ultimo triennio,incrementato del tasso di crescita del PIL reale…”. La stessa norma regola le procedure di concerto MEF-MIUR per sovrintendere alla gestione dei nuovi meccanismi.

Dette misure rappresentano solo tiepidi segnali positivi, perché sono ben lungi da rappresentare una soluzione per il problema annoso della decrescita finanziaria degli Atenei (iniziata e proseguita con tagli dal 2009) e della riduzione complessiva degli organici (di circa il 20%).

In particolare la norma sulle nuove assunzioni non fornisce opportunità al personale ricercatore ad esaurimento né costituisce una significativa inversione del depotenziamento degli organici della docenza, conseguente all’invecchiamento ed al pensionamento del personale docente: a riguardo sarebbe necessario un piano straordinario di almeno 20.000 assunzioni nei prossimi quattro anni! Ugualmente sarebbe necessario un primo intervento per riportare l’organico del personale tecnico-amministrativo almeno ai livelli del 2009.

La perdurante insufficienza di risorse ed organici rende senza alcun dubbio più critico il lavoro di ristrutturazione e di ripensamento del complesso delle misure applicative delle “riforme” del 2010 (L.240/2010), sul quale le OO.SS. da tempo insistono per una profonda modifica e su cui intendono verificare la reale volontà del Governo in carica.

Nel contempo occorre sottolineare come il perdurante stato di crisi degli Atenei, acuito dalla insufficienza delle risorse e da logiche di intervento solo emergenziali o addirittura di “spending review”, non favorisce quel riassetto profondo della stessa didattica universitaria che consenta di favorirne un più forte orientamento alla produzione di conoscenze e competenze in tutti i campi del sapere e di conseguenza che riesca ad essere più efficace anche nella innovazione tecnologica e più in linea con la domanda di innovazione sul mercato del lavoro.

E’ inoltre da sottolineare, molto negativamente, l’assenza di interventi per quanto riguarda sia il potenziamento degli strumenti del diritto allo studio sia la maggiore flessibilità negli accessi, con il promesso superamento delle logiche del “numero chiuso”. In particolare per quanto riguarda il numero chiuso nelle facoltà di medicina, appare necessario un ripensamento dell’assetto dei policlinici universitari, che ormai da anni sono stati sempre più indirizzati a sopperire alle esigenze dell’assistenza sanitaria, con conseguente depotenziamento delle attività di formazione e ricerca. Ciò comporta inevitabilmente risvolti negativi sulla capacità di far fronte alle richiesta di formazione in campo medico e inoltre anche il personale universitario che vi opera spesso non trova un adeguato riconoscimento proprio per quelle attività ritenute, a torto, non più prioritarie.

AFAM

La legge di Bilancio 2017 ha introdotto la “no tax area” sulle tasse per gli studenti con un ISEE inferiore ai 13mila euro e agevolazioni sulla retta universitaria per coloro che abbiano ISEE superiore a 13 mila euro ma inferiore ai 30mila.
La nuova disciplina per la contribuzione studentesca si applica anche alle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica.
Per far fronte a queste agevolazioni la legge ha incrementato di 55 milioni di euro per il 2017 e di 105 milioni di euro dal 2018 il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) delle università statali, tenendo fuori le Istituzione Afam!!!!
Abbiamo assistito all’ennesima beffa della politica che dimentica il settore dell’Alta Formazione Artistica e Musicale.

• Si chiede l’adeguamento del fondo di funzionamento delle Istituzioni AFAM già esiguo che tenga conto anche delle perdite dovute alla applicazione della “no tax area”.

Con la legge di riforma l.508 del 1999 l’edilizia delle istituzioni AFAM non è più di competenza degli enti locali, oggi le istituzioni si trovano a far fronte alle spese di affitto di manutenzione e di funzionamento con risorse proprie che al 90 % derivano dalle tasse di frequenza degli studenti.
Non è stato mai creato un vero fondo strutturale presso il Miur destinato alle Istituzioni AFAM. Le stesse in molti casi sono collocate in palazzi storici tutelati che rendono più onerosi qualsiasi tipo di intervento.

• Si chiede che venga costituito un fondo strutturale che consenta alla Istituzioni di mantenere, adeguare e dotarsi di strutture idonee alla loro missione.

In questi anni si sono moltiplicati nelle istituzioni AFAM i corsi di studio funzionanti in assenza (talvolta totale o quasi) di docenti strutturati con contratto a tempo determinato o indeterminato, e con costi sostanzialmente a carico della contribuzione studentesca. Senza un deciso intervento su questo aspetto vi è il rischio concreto di precarizzare all’infinito tanti corsi di studio, rendere di fatto strutturale la contribuzione studentesca quale elemento ineludibile per l’esistenza stessa di tali corsi, rendere stabile la precarietà del personale, istituzionalizzare il ricorso a contratti atipici di sottotutela. Si tratta di previsioni inaccettabili.

• Si chiede di individuare risorse per l’ampliamento della dotazione organica del personale a cui deve seguire l’individuazione di regole per l’accreditamento dei corsi di studio in cui elemento ineludibile è la presenza di docenti strutturati titolari dei settori artistico disciplinari di base e caratterizzanti

Non è più accettabile che un settore che sta vivendo da troppi anni una transizione senza fine, continui ad operare senza un proprio organismo consultivo, di proposta e di rappresentanza professionale.

• Si chiede la ricostituzione del Consiglio Nazionale per l’alta formazione artistica e musicale.

FLC CGIL
Francesco Sinopoli
CISL FSUR
Settore Università
Francesco De Simone
CISL FSUR
Settore Ricerca
Giuseppe De Biase
Federazione UIL SCUOLA RUA
“Ricerca Università AFAM”
Sonia Ostrica

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Il Punto del Segretario Generale

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