lunedì 2 Agosto 2021

ENEA: The Cube

enea sedeIn un vecchio film di fantascienza horror, apprezzato dai cultori di genere, un gruppo di individui apparentemente estranei si risvegliava all’interno di un edificio singolare, le cui stanze cubiche, piene di orride trappole si spostavano e rimescolavano nello spazio a costituire una gigantesca serratura: il cubo.
Si svelava poi l’arcano, i poveri gonzi, che morivano uno ad uno tra tormenti rapidi e tormenti atroci, erano stati i creatori inconsapevoli del meccanismo: un progetto pubblico fuori controllo. Per noi dipendenti e ricercatori della Casaccia (e non solo) è ora impossibile non identificarci con i sopravvissuti, per alcuni purtroppo con i deceduti.

Dobbiamo però riconoscere, oltre alle nostre proprie responsabilità, anche una regia di comando poco sapiente o poco addentro alla gestione di un ente di ricerca e del suo cuore pulsante: i laboratori; che ogni anno i cittadini italiani visitano in massa nella notte dei ricercatori e che sono ad oggi la sola giustificazione, agli occhi di elettori e contribuenti, della nostra esistenza.

Nell’oscurantismo gestionale che attanaglia l’ENEA , la “ventilata” direttiva che vorrebbe porre anche gli edifici sotto la gestione dei dipartimenti e decretarne la specificità “dipartimentale”, sembrerebbe ora innescare un meccanismo insipiente, simile a quello del cubo di cui sopra.
La direttiva ignorerebbe che le attività di ricerca ed i laboratori sono sparsi nei vari edifici a causa della storia dell’ENEA: una storia di progressiva riduzione delle risorse e non una storia di crescita impetuosa! E’ sulle ceneri del programma nucleare italiano, come si evince anche dal nome degli edifici e dal suo suffisso (c, caldo; t, tiepido; f, freddo), che i ricercatori hanno costruito negli anni delle realtà inconfutabili che hanno continuato la tradizione scientifica dell’ENEA.

Conseguenza di questa lunga storia di riduzione di risorse e di crescita scientifica dal basso, è che i laboratori e le attività sono sparse senza ordine apparente all’interno del centro e negli edifici della Casaccia (e non solo…) .
Riordinare il tutto sarebbe un’opera sacrosanta ma richiederebbe enormi risorse economiche, dato che non si possono semplicemente spostare laboratori ed attività sperimentali come se fossero soprammobili.
Molte attrezzature ed impianti sono vecchi ed operano solo in virtù della continuità col passato e di aggiornamenti minimi, appena sufficienti.

Per spostare attrezzature, strumenti ed infrastrutture occorre una revisione radicale degli stessi, una revisione dei locali (compresi gli infissi) e delle utenze (elettrica, idrica, gas compressi), un adeguamento rispetto a tutte le normative, ed un aggiornamento radicale della sicurezza.
Spostare senza adeguate risorse, alcuni milioni di € che non ci sono e ovviamente non ci saranno, equivale in pratica a decretare il decesso di laboratori, impianti, strumenti e sistemi.

Ci si interroga quotidianamente sul senso di questa riforma burocratica dell’ENEA, effettuata peraltro nel corso di un “ardito regime” commissariale, che non ha diviso né le discipline, né le tematiche, ed ora si scopre neanche gli edifici.

Ci si può infine chiedere se la causa sia la cieca obbedienza ad insipienti direttive dal governo e dai ministeri come nel “Cubo”, o piuttosto la precisa volontà politica di smantellare il pubblico impiego ed i suoi capisaldi culturali, ritenuti ostili o parassitari da una politica invadente, chiacchierona e presupponente .

Rimane il fatto che quando saremo privati dei laboratori e delle capacità scientifiche, sarà semplice per qualcuno “tirare il sacco” ed eliminare , in un modo o nell’altro degli inutili pubblici impiegati.

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