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giovedì 22 Aprile 2021

Ricerca: Al via il bando MIUR per la costituzione dei Cluster Tecnologici Nazionali

FINALMENTE SCELTE CHE FAVORISCONO LE SINERGIE!

Certamente l’ Italia non si caratterizza, nemmeno nei momenti più difficili, per coesione sociale e ricerca di sinergie.

Gli stessi comportamenti dei protagonisti politici, istituzionali ed imprenditoriali sono improntati, come faceva autorevolmente rilevare nei giorni scorsi Stefano Folli dalle pagine de “Il Sole 24 Ore”, alla diversificazione ed al protagonismo più esasperati: leggi e normative si sintonizzano alla prassi, favorendo dispersione e polverizzazione di risorse, mediocrità diffusa.

Una nota di significativa diversità rispetto all’ andazzo generale giunge, finalmente, dal Ministero della Istruzione, Università e Ricerca.

Il Ministro Francesco Profumo ed il suo “staff” (Raffaele Liberali, Mario Calderini, Emanuele Fidora e Fabrizio Cobis), anche sulla scia delle risultanze a dir poco “singolari” di precedenti interventi riguardanti i cosiddetti “distretti tecnologici” hanno tenacemente voluto e difeso, varandolo il 30 maggio u.s. con apposito Decreto Direttoriale n.257, l’ “Avviso per lo sviluppo ed il potenziamento di cluster tecnologici nazionali”.

Questo provvedimento dovrebbe condurre nei prossimi mesi alla nascita, tramite un’ apposita selezione, di vere “aggregazioni nazionali” di competenze pubblico-private (cluster) in 9 distinte aree, nelle quali il Paese sente di poter competere tecnologicamente e produttivamente: Chimica verde, Agrifood, Tecnologie per gli ambienti di vita, Scienze della Vita, Tecnologie per le Smart Communities, Mezzi e sistemi per la mobilità di superficie terrestre e marina, Aerospazio, Energia e Fabbrica Intelligente.

Il bando, pur in una logica aperta ed “inclusiva”, inviterà (obbligherà) gli attori, pubblici e privati (imprese, centri di ricerca, distretti, università, enti pubblici di ricerca etc.) operanti in un medesimo ambito scientifico a “collegarsi” tra loro, questa volta indipendentemente dalla collocazione territoriale e per dar vita al Cluster. Gli stessi dovranno presentare un Piano di Sviluppo di Sviluppo Strategico che illustri i programmi attraverso i quali si intendono favorire il processo di Smart Specialization delle Regioni e più in generale lo sviluppo strutturale del sistema economico Regionale e Nazionale, sottoponendo al Miur 4 progetti rispondenti a requisiti richiesti.

Ad essere finanziati saranno i progetti – per ciascuno dei quali non potrà essere superata la soglia di 8 proponenti afferenti al cluster risultato vincitore – e non il “cluster” in quanto tale. Al termine del processo selettivo il Miur avrà non solo finanziato attività veramente sinergiche e di qualità ma sarà messo in grado di individuare (certificare), sulla base dei progetti del programma di “sostenibilità” (e non su apparentamenti solo burocratici e di opportunità) le 9 migliori aggregazioni nelle rispettive aree tematiche.

A questo punto, al di là della dispersa e polverizzata mappatura dei vari players privati e pubblici e delle variegatissime tipologie di iniziative esistenti nei nostri territori – poli, parchi, laboratori pubblico-privati, distretti e chi più ne ha più ne metta – il nostro sistema di R&S potrà essere messo in grado di conferire una “ossatura” nazionale, sinergica e di eccellenza, alle proprie competenze in “settori” strategici, aperti alla internazionalizzazione, e dunque in grado di poter concorrere con successo ai finanziamenti europei che, soprattutto come annuncia la strategia di “Horizon 2020” premieranno sempre di più le grandi aggregazioni, ovvero i “joint- proiect” e non le proposte singole ed isolate.

Protagonisti di questa organizzazione “federale” del nuovo sistema dovrebbero essere le Imprese, le Istituzioni Pubbliche di Ricerca, le Regioni.

Quest’ultime saranno chiamate ad “autodisciplinare” la propria iniziativa, a favorire e “certificare” le competenze più valide, nonché a sostenere finanziariamente i nuovi soggetti (e programmi) anche autodisciplinando lo sviluppo della domanda-offerta sul territorio e ricercando i necessari collegamenti a livello nazionale.

Come si vede un meccanismo finalmente nuovo, del tutto diverso da quelli che sin qui hanno accompagnato la logica di creazione di “poli” e “distretti” sul territorio. Si pensi al riguardo come l’esito del recente bando Miur (sulle risorse FESR del Pon Ricerca e Competitività 2007-2013 ) per il sostegno e la creazione dei distretti tecnologici e dei laboratori pubblici e privati ha condotto , nelle sole Regioni della Convergenza, a quasi 200 domande di aggregazione ( 9 proposte di distretto nel solo “aerospazio”)!

Dunque alla tipica e nostrana dispersione e polverizzazione di risorse e competenze, oramai insostenibile, senza reale massa critica e senza futuro.

Ci voleva un Governo tecnico per capire che il modo migliore per produrre risultati scientifici, tecnologici e ricadute produttive è fare sinergia, collegarsi, partecipare con la umiltà necessaria a mettersi in riga, seguendo i migliori e le migliori pratiche.

Naturalmente non stanno mancando critiche, perplessità ed anche dure opposizioni, anche se è lodevole il sostegno Enti di Ricerca, Regioni e gli stessi vertici di Confindustria stanno dando a questa innovativa impostazione.

Chi si sente escluso a priori dai finanziamenti. Chi giudica troppo decisionista il processo top-down di individuazione delle aree di intervento. Chi considera esigue e simboliche le risorse e/o troppo orientate al finanziamento certo (35%) di Università ed Enti Pubblici di Ricerca. Chi si candida, con eccesso di zelo e protagonismo, a fare il “capofila” delle singole proposte di cluster.

Insomma, non manca anche questa volta la riproposizione delle sceneggiate scomposte di chi si augura, in cuor suo, che il meccanismo, alla fine, risulti “annacquato”.

Noi come UIL e UIL-RUA restiamo difensori di quanti operano nel sistema di Ricerca e Sviluppo (pubblico e privato) ma crediamo che esso vada profondamente rivisto nella governance, nella organizzazione e nei meccanismi di finanziamento. A questo proposito è lodevole che il Ministro Passera, sul fronte MISE, abbia messo in cantiere, in questi giorni all’interno delle misure sullo sviluppo, una rivisitazione profonda dei meccanismi che dal lontano 1982 (Legge n.46/82) governano gli incentivi legati al Fondo per l’ Innovazione Tecnologica (FIT).

Lo stesso riteniamo debba avvenire dal lato MIUR per quanto riguarda i meccanismi e le procedure ex DL 297/99 e 593/2000 (Fondo FAR) che non garantiscono quella snellezza procedurale e tempistica di intervento che l’ Europa e la competizione tecnologica richiedono.

Il risanamento e la crescita del Paese passano anche attraverso questi coraggiosi cambiamenti.

(Iperide Ippoliti)

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