giovedì 29 Luglio 2021

Stipendi bloccati, ma non per tutti!

La Corte Costituzionale con la sentenza 223/2012 ha stabilito che “I tagli sulla retribuzione dei magistrati, previsti dal decreto legge sulla manovra economica 2011-2012 sono incostituzionali”, con ciò stabilendo l’illegittimità del decreto nella parte in cui dispone che ai magistrati non vengano erogati gli acconti per il triennio tra il 2011 e il 2013 e il conguaglio del triennio tra il 2010 e il 2012 e nella parte in cui dispone tagli all’indennità speciale negli anni 2011 (15%), 2012 (25%) e 2013 (32%).

Inoltre la Consulta ha azzerato i tagli per i dipendenti pubblici con stipendi superiori ai 90mila euro lordi all’anno

(-5% per la parte eccedente questo importo) e 150mila euro (-10%) dal momento che, come già sostenuto dal Tar, la norma introdurrebbe “un vero e proprio prelievo tributario a carico dei soli dipendenti pubblici”.

Per la Corte quindi un’imposta speciale prevista nei confronti dei soli dipendenti pubblici”viola il principio della parità di prelievo a parità di presupposto d’imposta” dal momento che “il prelievo è ingiustificatamente limitato ai soli dipendenti pubblici”. Ergo: niente blocco anzi recupero delle somme non erogate.

La sentenza è molto articolata, ponendo princìpi di uguaglianza tra dipendenti pubblici e privati, discriminati (quelli pubblici) da quelli privati in virtù della disposizione governativa.

Seguendo la logica, limitare il blocco ai dipendenti pubblici vìola il principio della parità di prelievo a parità di capacità contributiva, e quindi se la riduzione fosse stata estesa a tutti i cittadini con reddito superiore a 90mila euro (= aumento Irpef), non ci sarebbero stati problemi.

Morale? La Consulta arriva a proporre al legislatore rimodulare i tagli con “un universale intervento impositivo”, che sia rivolto a tutti i cittadini con pari requisiti.

Poichè lo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione è il parametro al quale è agganciato il tetto alla retribuzione dei top-manager della pubblica amministrazione, introdotto dal decreto Salva-Italia a fine 2011, anche questi stipendi saranno conseguentemente adeguati.

L’adeguamento infatti è già stato deciso dal ministero della Giustizia, che lo ha comunicato sia alla Funzione Pubblica che al ministero dell’Economia.

Il nuovo livello retributivo per il primo magistrato passa dai 293.658 euro del 2011 a 302.937,12 euro per il 2012 e da qui discenderà l’ adeguamento degli stipendi dei super-dirigenti collegati.

In questa platea sono compresi i presidenti degli enti pubblici, come l’Inps, i direttori generali dei ministeri e tutti i membri delle Autorità indipendenti, dalla Consob all’Antitrust, dalle Comunicazioni all’Energia e via discorrendo.

Da un atto di giustizia discende quindi una somma ingiustizia.

Resta infatti il blocco del personale contrattualizzato, figlio di un dio minore che non avendo lo stipendio che cammina per scatti biennali automatici mantiene il blocco dei salari; resta il blocco delle pensioni, che in molti casi non arrivano a 1.000 euro al mese. Resta l’amarezza per l’arroganza e la forza che i potenti riescono a rivelare quando vengono toccati interessi di bottega, e il disinteresse nei casi in cui a pagare vengono chiamati i soliti piccoli – e poveri – noti.

Resta la condanna morale di una legislatura incapace di fare leggi nell’interesse dei lavoratori e del Paese.

Nel 2013 finisce il blocco dei contratti collettivi per il pubblico impiego: spetterebbe quindi, a partire da aprile, l’indennità di vacanza contrattuale. L’importo, seppur modesto, rimetterebbe in moto la dinamica retributiva.

Vedremo chi, nel nuovo Governo, si assumerà l’onere di dichiarare se non ci spettano – magari per finanziare qualche promessa elettorale!

La Segreteria Nazionale

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