domenica 25 Luglio 2021

Workshop UIL sui fondi strutturali europei

WORKSHOP UIL SUI FONDI STRUTTURALI EUROPEI.
LA UIL RUA: RAFFORZARE LA PRESENZA DEL SINDACATO NEL PARTENARIATO DEL PON RICERCA E INNOVAZIONE 2014-2020

“Il sindacato deve avere uno spazio effettivo e non simbolico per poter svolgere, a livello nazionale e nei territori, un ruolo più incisivo all’interno del partenariato economico e sociale dei Fondi Strutturali UE ed in particolare del Programma Operativo Nazionale – Ricerca e Innovazione, che rappresenta una parte molto importante nel ciclo programmatico 2014-2020.”

E’ quanto sostenuto dalla UIL RUA nel corso dell’importante Workshop organizzato il 21 luglio u.s. presso il Centro Congressi di Via Cavour in Roma, dal Servizio Politiche Territoriali della UIL. Il convegno ha preso avvio con relazione introduttiva di Luigi Veltro e ha visto gli interventi di esponenti istituzionali, come Maria Ludovica Agrò (Direttore Generale Agenzia per la Coesione Territoriale), Patrizio Bianchi (Assessore alle politiche dello sviluppo, formazione, Università e Ricerca della Regione Emilia Romagna), Salvatore Pirrone (Direttore Generale ANPAL, Francesco Frieri (Direttore Generale Risorse, Europa, Innovazione e Istituzioni della Regione Emilia Romagna).

I lavori si sono conclusi con l’intervento del Segretario Confederale Guglielmo Loy.

Iperide Ippoliti, membro per la UIL del Comitato di Sorveglianza del PON Ricerca e Innovazione 2014 – 2020, nel suo sintetico intervento ha espresso con franchezza i motivi di insoddisfazione della UIL RUA in tema di partenariato del PON. Nonostante la volontà e l’impegno profuso in tanti anni, da tempo osserviamo la tendenza a non riconoscere il ruolo e la funzione di proposta del sindacato, con modalità di confronto che stanno diventando poco più che un rituale. Questo accade anche perché, alla fase di partecipazione confederale nel varo degli indirizzi generali iniziali (Accordo di Partenariato), non si riesce più a far corrispondere condizioni e strumentazioni concrete per una “vigilanza” effettiva sulla gestione, sulla rispondenza delle azioni agli obiettivi, sulle ricadute della programmazione.

Il motivo fondamentale di tutto ciò, secondo l’esponente della UIL RUA, risiede non solo nella sfasatura e nei ritardi del quadro programmatico nazionale (Piano Nazionale della Ricerca varato dal CIPE solo nel maggio 2016), ma soprattutto perché i titolari del MIUR di allora (Ministri Carrozza e Giannini) hanno escluso il sindacato da ogni interlocuzione e partecipazione proprio sul varo delle linee del PNR stesso. E sono proprio questi indirizzi del PNR, come da tempo il nostro sindacato va sostenendo, a dirottare verso il mondo delle imprese almeno l’80 – 85% delle risorse a disposizione, con scarsi controlli sulle effettive ricadute (soprattutto in termini di occupazione qualificata) ed indebolendo così ulteriormente la condizione delle strutture pubbliche di ricerca ed alta formazione.

Cosa può fare in termini di “sorveglianza” una rappresentanza sindacale emarginata di fatto proprio nella sede nella quale si stabiliscono le effettive destinazioni di una quota fondamentale delle risorse del PON, se non limitarsi a “ratificare”, a registrare e a commentare a valle quanto deciso dal MIUR insieme al mondo delle imprese?

Questa non può definirsi reale partecipazione. Occorre rivendicare un nuovo e diverso equilibrio interno al partenariato, se veramente si intendono rappresentare il mondo del lavoro e le esigenze generali del Paese.

I Fondi Strutturali, insieme ad Horizon 2020, costituiscono oggi una risorsa essenziale “sostitutiva” e non “aggiuntiva” (come invece dovrebbe essere) per lo sviluppo dei programmi di ricerca anche e soprattutto delle strutture pubbliche (Atenei ed Enti Pubblici di Ricerca).

Questi ultimi oggi soffrono di una contraddizione strutturale. Da un lato i ritardi procedurali nell’assegnazione ai progetti di ricerca UE finiscono per danneggiare la qualità dei progetti stessi e mettono in difficoltà i nostri ricercatori nelle collaborazioni sempre più necessarie con la partnership internazionale. Dall’altro, le risorse sui progetti europei favoriscono il reclutamento a tempo determinato e/o con assegno di ricerca di personale qualificato. Mancano, anche dopo anni ed anni di attività, le risorse nazionali ordinarie per stabilizzare questi giovani, la cui permanenza risulta oggi più che mai essenziale allo sviluppo dell’attività scientifica degli Enti Pubblici di Ricerca ed al pieno assorbimento della quota di risorse europee che spetterebbe al nostro Paese per il suo livello di contribuzione.

Quello della stabilizzazione di questo precariato è non a caso il problema prioritario sul quale è oggi impegnata la nostra categoria, che chiede al Governo ed in particolare al MIUR scelte politiche coraggiose, coerenti e nuove risorse ordinarie.

Le contraddizioni da noi messe in luce esigono una risposta di fondo, che deve venire dai Governi e dalle Istituzioni. Il sindacato, in particolare la UIL, deve rivendicare non solo con le proprie strutture di categoria ma anche con tutta la forza e l’autorevolezza di una Confederazione sempre più impegnata, anche unitariamente, sul tema specifico ed “orizzontale” della Ricerca e dell’Innovazione. Questi restano per noi i veri ed imprescindibili presupposti per avviare una nuova crescita del sistema produttivo e dei servizi, basata sull’impulso dato da uno “Stato Innovatore” e dalle sue strutture pubbliche di Ricerca ed Alta Formazione.

I Fondi Strutturali costituiscono una risorsa essenziale di cui il Paese (e soprattutto le politiche di Coesione per il recupero del gap delle zone più arretrate) non potranno privarsi nemmeno dopo il 2020. Fa bene la UIL ed il Servizio Politiche Territoriali, dunque, a mantenere massima attenzione su queste tematiche, soprattutto contro i “venti contrari” che spirano dal Nord Europa.

 

Iperide Ippoliti

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