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venerdì 18 Giugno 2021

CNR: Assemblea manifestazione

CNR SEDEUIL – RICERCA UNIVERSITÀ AFAM
ASSEMBLEA MANIFESTAZIONE
CNR –SEDE CENTRALE SALA MARCONI 21 APRILE 2015

Buongiorno a tutti,
grazie per la numerosa partecipazione veramente incoraggiante, un saluto ai colleghi che ci seguono da tutta Italia in diretta streaming dal proprio monitor o nelle aule riunioni appositamente allestite come Palermo e in altre località.
Grazie ai più di mille firmatari che negli Enti hanno fin qui sottoscritto il nostro appello che invieremo al Presidente del Consiglio, ai Ministri vigilanti, a tutti i Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca.
Un ringraziamento particolare a tutte le personalità istituzionali e politiche che ci hanno voluto onorare con la loro presenza: il Presidente del CNR, Prof. Nicolais, anche nella sua qualità di Presidente del Comitato di Settore; il Presidente dell’INAF, Prof. Bignami, il Direttore Generale del CNR, Dr. Annunziato, il Senatore Bocchino e l’ On.le Manzi che sono qui anche nella loro veste di esponenti della VII Commissione Istruzione, Scienza e Ricerca rispettivamente del Senato e della Camera dei Deputati.
A tutti loro chiediamo un contributo che non è ovviamente limitato agli interventi di oggi ma ci auguriamo si intensifichi e si concretizzi nelle aule parlamentari con provvedimenti legislativi idonei ed appropriati all’urgenza dei temi sui quali da tempo il nostro sindacato sta richiamando la loro attenzione.
Con la iniziativa di oggi, che non vuol essere un convegno (tantè che non è previsto alcun coffè break), la UIL RUA vuole rimettere al centro del confronto politico e istituzionale tre temi essenziali:

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Andando per ordine iniziamo proprio da quello che abbiamo definito IL NATALE DELLA RICERCA, cioè dalla necessità della valorizzazione del ruolo degli Enti di Ricerca, per dare concretezza a quello che di fatto, nel nostro Paese, è diventato solo un mero slogan “ricerca e innovazione tecnologica essenziali per uscire dalla crisi e far ripartire il Paese”.

PERMANE, E NEGLI ULTIMI ANNI ANZICHE’COLMARSI SI E’ AGGRAVATO, IL DIVARIO CHE CI SEPARA DALLE ALTRE NAZIONI PIU’ AVANZATE SIA IN TERMINI DI NUMERO DI ADDETTI, SIA IN TERMINI DI RISORSE DEDICATE ALLA RICERCA.

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Le risorse finanziarie impegnate in Italia in attività di Ricerca e Sviluppo sono la metà di quelle della Francia e della Gran Bretagna,1/3 di quelle della Germania.

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L’Italia ha poco più di 3 ricercatori ogni 1000 unità di forza lavoro; la Gran Bretagna ne ha più di 6, la Francia 7,5, la Germania 7 (il Giappone e gli Usa hanno 1 addetto ogni 100 quindi 10 ogni 1000).

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Le statistiche ufficiali ci dicono che tra settore pubblico e settore privato le risorse umane totalmente impegnate sono all’incirca 200 mila. I ricercatori totali superano di poco gli 80 mila di cui 11 mila circa negli EPR circa 40 mila nelle Università circa 30 mila nelle imprese.
Cronica è la debolezza dei finanziamenti. Senza parlare di valori assoluti è molto indicativa una comparazione: mentre il dato di
spesa per R&S (misurato sull’Europa a 15 paesi) ci dice che l’apporto percentuale di spesa della Germania è del 29%, quello della Francia del 19%, quella del Regno Unito del 16% l’apporto percentuale di spesa dell’ Italia è solo dell’ 8%.
A fronte di questo forte sottodimensionamento del sistema (che è poi quello che impedisce ai nostri ricercatori di assorbire pienamente l’apporto italiano alle risorse dei progetti europei) i nostri ricercatori, ed in particolare quelli dei nostri Enti Pubblici di Ricerca, a cominciare dal CNR, sono quelli posizionati nelle parti più alte della produttività scientifica – numero di pubblicazioni e di citazioni misurato da tutti i principali indicatori – ma insieme anche quelli meno pagati.
A quest’ultimo proposito una significativa statistica sugli stipendi annui lordi di alcuni anni (riguardante anche il sistema universitario) ci dimostrava che un ricercatore italiano , a parità di potere di acquisto, guadagna meno della metà di un ricercatore giapponese o americano, il 65% di quello che guadagna un ricercatore della Germania o della Gran Bretagna.
In sintesi:

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In particolare va urgentemente affrontato e superato il problema degli interminabili commissariamenti, riordini e accorpamenti degli Enti.

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Come deve essere risolto il problema della permanenza di una assurda divisione e parcellizzazione della vigilanza degli Enti pubblici di Ricerca.
Enti Pubblici di Ricerca divisi ancora tra “enti non strumentali” ed “enti strumentali” e vigilati da ben 8 diversi Ministeri!

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L’auspicio che noi formuliamo e per il quale lavoreremo è quello della realizzazione di un vero coordinamento ad indirizzo di tutti gli EPR sotto la vigilanza della PRESIDENZA DEL CONSIGLIO con la REALIZZAZIONE DI UNA “CABINA DI REGIA”, che possa tra l’altro consentire
a) il superamento di situazioni di vero e proprio “soffocamento istituzionale” (è il caso di quasi tutti gli enti impropriamente definiti strumentali);
b) l’affermazione di rigorosi ed omogenei meccanismi di selezione dei Vertici e degli Organi degli Enti andando al superamento di vere e proprie “zone franche” che vengono addirittura elevate e celebrate “a modello” (come nel caso dell’INFN).
Il passaggio dal vecchio MURST all’attuale MIUR, più che ricostituire la continuità del filone della cosiddetta “conoscenza”, ha finito per indebolire fortemente il peso ed il ruolo di Ricerca e Università (nei confronti dell’Istruzione) che sono poi i settori nei quali il nostro Paese registra i più gravi e macroscopici ritardi.
Questo passaggio, e tutti gli interventi susseguitisi in particolare nel corso degli anni 2000, non hanno realizzato il vero coordinamento cui puntavano le riforme di Ruberti e Berlinguer; ha diviso ed indebolito gli EPR; ha tolto in particolare al CNR, e senza reali alternative, le funzioni di “agenzia” e di punto di incontro fondamentale di tutta la comunità scientifica (enti, universita’ e imprese).
Noi crediamo che il ruolo stesso del MIUR vada oggi rivisitato, ripensato e ridisegnato, riportato al ruolo di indirizzo cui mirava la riforma Ruberti.
E c’è un altro aspetto sul quale richiamiamo la vostra attenzione.
La verità è che i nostri politici, nel fare quotidianamente i conti con i bacini di consenso, continuano a dimenticare, a partire dal Presidente del Consiglio, una cosa fondamentale:
la scuola è solo uno strumento, peraltro essenziale, di “trasferimento” del sapere;
è compito della ricerca e della innovazione la “produzione di nuova conoscenza” , di nuove competenze per nuove produzioni e nuovi servizi.
E senza per questo entrare nei problemi altrui diciamo che la cosiddetta “buona scuola” non si realizza con l’ adozione di misure urgenti, pur importanti, di messa a norma degli edifici e/o di concentrazione dei poteri nelle mani della dirigenza; non a caso le OO.SS. categoriali e confederali sono scese in piazza pochi giorni fa su questi aspetti e mi sembra che stiano proponendo uno sciopero della categoria.
Ma ritornando a noi vogliamo ricordare che il compito dei nostri settori, diversamente da quello dei grandi apparati burocratici, non è un compito “di servizio” ma un vero e proprio compito di “produzione” , di “produzione immateriale” ma di vera e propria “produzione”.
Una “produzione” di conoscenza che è primario compito dei nostri ricercatori ma a cui concorre in maniera determinante, e nella unità per noi irrinunciabile della organizzazione del lavoro, tutto il personale tecnico ed amministrativo.
Dunque la nostra rivendicazione di specificità è fondata sulla natura propria della “missione pubblica” dei nostri settori.
Ed al Ministro Giannini ed a quanti nel Governo sembrano orientati a proporci il riconoscimento della specificità al prezzo di una privatizzazione sostanziale, tale da rendere addirittura applicabili alla Ricerca Pubblica come agli Atenei le regole e le condizioni del jobs act e dei contratti a cosiddette “tutele crescenti” noi rispondiamo in un solo modo: non vogliamo nessun “Cavallo di Troia” nei settori della produzione di nuova conoscenza; vogliamo il riconoscimento pieno dell’ autonomia e della specificità; non ci si chieda di rinunciare alla natura eminentemente pubblica della nostra “mission”; e ci opporremo con tutte le nostre forze alla precarizzazione istituzionale di Enti e di Atenei!
Oggi, come non mai, abbiamo quindi bisogno di “nuovo sapere” per poter essere competitivi con le nuove tecnologie e le nuove professionalità e per poter sostenere i nostri costi di produzione e manodopera che sono fuori mercato.
E la sede di produzione del nuovo sapere sono soprattutto gli Enti di Ricerca, dove oltre ai ricercatori ed al personale tecnico ed amministrativo a T.I., vi sono i precari che con il loro determinante ed insostituibile contributo a tutti i livelli – dunque oltre ai T.D. anche i nostri co.co.co., gli assegnisti, i borsisti – riducono gli effetti dei tagli del turn over e dei ritardi delle poche assunzioni programmate.
Assunzioni che in molti Enti sono irrealizzabili per la saturazione delle piante organiche.
In sintesi, quindi, concludendo questo primo tema , riteniamo necessario:

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Il secondo punto, strettamente legato al primo, riguarda l’esigenza di realizzare un

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Seguono 30 slides riguardanti il secondo e terzo punto.

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