venerdì 24 Settembre 2021

Comparto e Contratto: i nodi arrivano al pettine

palazzochigiCome reso noto dai media attraverso comunicati stampa (del Consiglio dei Ministri), documenti programmatici (del MEF per l’Europa) ma non attraverso la pubblicazione di un testo completo, il Governo sta per varare la Legge “di stabilità” per l’anno 2016, su cui probabilmente verrà posta la fiducia.

La stagione contrattuale si è già aperta con il “vulnus” di una legge capestro (la 150/09, detta legge “Brunetta”) che impone la riduzione dei comparti dagli attuali 11 a massimo 4. Il primo incontro per la definizione del CCNQ all’ARAN si è chiuso con la richiesta dei sindacati di aver chiariti preliminarmente i margini di confronto, e precisando che c’è reale volontà di avviare concretamente il percorso di contrattazione.

Certo è difficile comprimere 11 comparti in “massimo 4”: vuol dire provare a fare una aggregazione forzata la cui riuscita è comunque dubbia. Come UIL RUA possiamo affermare senza tema di smentita che è inimmaginabile pensare di poter “equiparare” i docenti della scuola ai Ricercatori e Tecnologi degli EPR come anche ai Docenti dell’Università e delle AFAM. Possiamo altresì affermare che l’elevato numero dei docenti della scuola diventa assorbente delle problematiche e trascina in basso Enti di Ricerca ed Università, come ha dimostrato anche l’accorpamento del MURST nel MIUR.

E’ chiaro che la valorizzazione dei nostri settori deve passare per un riconoscimento contrattuale delle specifiche professionalità, che dovranno avere garanzie di specifica autonomia, e ciò in ogni e qualsiasi definizione a partire dalla scelta dei comparti, che siano uno, tre o “perfino” quattro!
Inoltre, l’unitarietà e specificità dei lavoratori nei singoli contratti non può essere scardinata e disaggregata su più comparti, separando ad es. il personale tecnico amministrativo dai docenti nelle istituzioni AFAM e dai Ricercatori e Tecnologi negli EPR, e ipotizzandone una confluenza in settori/comparti tra loro diversi.

Questo primo nodo, relativo alla costituzione dei comparti, non deve passare in secondo piano alla luce delle irrisorie ed offensive risorse appostate nella legge di stabilità per il rinnovo del contratto dei lavoratori del pubblico impiego: le decisioni della Consulta impongono il rinnovo a partire da luglio 2015, e le esigenze di crescita del Paese non ricevono stimolo adeguato dai soli 200 milioni previsti per il rinnovo del CCNL (5 euro medi procapite).

Ci aspetta una fine d’anno incandescente, scaldiamo i motori e prepariamoci: a breve saranno rese note le iniziative di mobilitazione, che saranno concordate unitariamente dalle confederazioni CGIL CISL e UIL.

La Segreteria Nazionale

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