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mercoledì 23 Giugno 2021

Comunicato Segretario Generale Alberto Civica: Renzi con una mano dà… e con due toglie (sempre agli stessi…)!

Renzi padoanMano a mano che il Governo scopre le sue carte appare sempre più chiaro dove il “novello” Presidente del Consiglio Renzi scoverà le risorse che servono per la copertura finanziaria delle manovre da lui annunciate, con un enfasi comunicativa forse degna di miglior causa.

Il DEF (Documento di Economia e Finanza) chiarisce, infatti, nella propria impostazione di breve e media scadenza, che verrà messa in atto quella che non esitiamo a definire “un’ulteriore e gigantesca colletta” imposta ancora una volta ai dipendenti pubblici – dopo che i lavoratori della pubblica amministrazione hanno dovuto sopportare durissimi sacrifici fin dal 2009 – ed attraverso la quale “Re Sole Renzi” riuscirà ad erogare fin dal prossimo mese di maggio i famosi 80 euro.

Per essere molto più concreti all’interno del succitato DEF si sostiene che nel 2014 vi sarà un calo della spesa per le retribuzioni pubbliche dello 0,7%.

Tradotta in soldoni ed in termini assoluti questa percentuale equivarrebbe a quasi 1 miliardi e 300 milioni di euro di minori erogazioni per i lavoratori pubblici.

Se a ciò aggiungiamo la ipotesi di un prolungamento “ad libitum” e fino al 2020 del blocco della contrattazione pubblica – e lo stesso Renzi ci dovrà in proposito chiarire in quale programma delle elezioni primarie era scritta una tale misura… – si intuisce quale sia la provenienza effettiva delle coperture della sua manovra.

Un ulteriore approfondimento ci induce a sottolineare – come fatto giustamente rilevare in queste ore dal competente Servizio politiche Territoriali della UIL – che mentre per i cittadini che riusciranno ad usufruire di questo “beneficio” (80 euro) lo stesso si ridurrebbe a 40 euro effettivi in considerazione degli aggravi previsti dalla tassazione locale, per i dipendenti pubblici anche in virtù del perdurante blocco contrattuale il tutto si tradurrà in una perdita secca del proprio potere di acquisto.

La verità è che ci troviamo di fronte all’ennesima beffa e soprattutto ad un’assurda penalizzazione dei dipendenti pubblici a questo punto “espropriati” dei diritti civili e di cittadinanza!

In aggiunta a ciò il Governo – come nella migliore tradizione secondo la quale si dichiara una cosa e poi se ne fa un’altra – mentre sostiene che i comparti della Ricerca, dell’Alta Formazione e Cultura sono esclusi dalla “spending review” nella realtà all’interno della strategia degli ulteriori tagli al sistema pubblico sta preparando la chiusura e/o accorpamento di tre fondamentali realtà del settore della Ricerca pubblica come ISFOL, INEA e CRA!

Il che non solo rischia di far venir meno basilari ed autonomi presìdi pubblici di ricerca e sperimentazione ma creerà un irreparabile vulnus alle professionalità ed all’occupazione ed indebolirà ulteriormente la capacità del sistema Italia di competere sulle risorse dei Fondi Strutturali Europei ed in particolare di Horizon 2020.

In questo contesto la “foglia di fico” di qualche dirigente dato in pasto ai mass media affinché anche l’opinione pubblica spinga (giustamente) per la riduzioni di stipendi dell’ordine di 300 mila euro, rischia di rivelarsi un boomerang. Infatti la mancata e rigorosa declinazione e delimitazione di una norma di questo tipo potrebbe indurre – nel nostro sistema questo non costituirebbe un paradosso – a rendere legittimi innalzamenti fino alla soglia limite dei 239 mila euro (appannaggio del Presidente della Repubblica) degli emolumenti di svariate centinaia di dirigenti pubblici!

E come al solito nelle misure del Governo non troviamo alcuna traccia di tagli a quelle consulenze che costituiscono il fenomeno realmente degenerativo attraverso il quale la politica da un lato espropria ed umilia le competenze e le professionalità interne alla P.A. e dall’altro “paga amici, parenti, affini e collaterali”.

Tutto ciò mentre il giovanilismo fatto passare per cambiamento, una camaleontica e peggiorativa riforma elettorale ed una altrettanto pericolosa riforma del Senato, riducono ancor più gli spazi di garanzia democratica e di partecipazione dei cittadini.

In buona sostanza, e come temevano, ce n’è in abbondanza per dire anche questa volta: basta!

Una cosa resta certa:
non appena i decreti con l’esplicitazione ufficiale e concreta dei contenuti del DEF saranno varati il sindacato non potrà sottrarsi al proprio diritto/dovere di organizzare le necessarie forme di lotta e di mobilitazione che, per quanto ci riguarda, auspichiamo unitarie ed adeguate al livello della gravità della situazione.

Il Segretario Generale
Alberto Civica

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