venerdì 24 Settembre 2021

CREA: “In stallo”?

cra firenzeIl Commissariamento CREA comincia ad evidenziare l’assenza di una strategia sia di breve che di lungo periodo, forse in attesa di sviluppi futuri che risultano oscuri, almeno alla scrivente O.S. .

La ristrutturazione, forzata nei tempi della presentazione per l’EXPO nel giugno 2015, avrebbe dovuto già produrre frutti, ma ad oggi i risultati attesi non si vedono, o quanto meno noi non li percepiamo. Nei Centri l’attività risulta ridotta, con pesanti conseguenze per quanto riguarda le ricadute sul personale sia di ruolo che precario, quest’ultimo in attesa di risposte che tardano ad arrivare.

Le priorità più volte segnalate ai vertici dell’Ente si rimandano di volta in volta, restando a margine di discussioni che non entrano nel merito neanche dei problemi affrontati al tavolo sindacale.

Alla ripresa delle contrattazioni per il 2016 è stato chiesto di aprire il confronto su tutta la questione “Personale” chiedendo di integrare il calendario degli incontri programmati con altre date, per velocizzare la discussione che sappiamo lunga e tortuosa. Invece i tavoli tecnici del 16 Marzo sono stati destinati in modo pretestuoso ai Regolamenti per missioni e benefici assistenziali, mentre nella giornata del 23 marzo l’odg contemplava di nuovo il salario accessorio per il personale, eludendo la discussione sulle questioni fondamentali.

L’ultimo episodio risale al 6 Aprile quando, “a causa di improvvisi ed indifferibili impegni del Commissario straordinario e del Direttore generale f.f.”, è saltato l’ennesimo tavolo programmato per il personale precario, a dimostrazione dell’interesse per l’argomento in questione da parte dei vertici o – chissà… – delle difficoltà a presentare i dati.

Nella giornata del 23 Marzo, a fronte della richiesta sindacale di apportare un aumento dei Fondi per il personale, richiesto sulla base della Riorganizzazione in corso e non vietato dalla norma (che per un quinquennio ha bloccato ogni tipo di intervento ma era stato sbloccato dall’ultima finanziaria), è stato riferito che il MEF ha negato questa possibilità, che altri enti hanno afferrato al volo.
Il divieto è intervenuto esclusivamente per il CREA, in base alla Legge di riforma che imponeva il taglio del 10% delle spese correnti, comprese quelle per il personale.
Il CREA in questo momento non si sente di contrastare questa interpretazione del MEF, in considerazione anche della assenza di un Collegio dei Revisori atto a certificare modifiche ai Fondi. Eppure, l’integrazione dei Fondi è un passaggio necessario per ripianare in parte le differenze economiche tra il personale che, provenendo da diverse realtà, attende una omogeneità di trattamento.

Nel CREA la gran parte del personale ha una anzianità di livello ferma al 2005, il personale degli enti confluiti si attesta su anzianità anche maggiori.

Pare evidente che a queste condizioni manchino i margini per firmare un accordo, principalmente per quanto attiene la parte dei Ricercatori che, essendo aumentati di unità, si vedono ridotta la quota procapite a parità di risorse del Fondo.
In pratica ogni nuovo assunto “pesa” sulle risorse in godimento del personale già in servizio, con una peculiare interpretazione che come UIL riteniamo inaccettabile.

L’incapacità delle parti al tavolo a raggiungere una qualsiasi intesa si è palesata ad esempio nella individuazione dell’Organismo Scientifico per il passaggio di fascia dei Ricercatori: l’Amministrazione non è riuscita a sostenere la propria proposta lasciandoci estremamente sconcertati per le modalità con la quale ha ritirato il punto all’odg, rimettendo per l’ennesima volta la procedura in capo ai Direttori di Centro.

I lavoratori part time attendono ancora risposte alla loro legittima richiesta di integrazione di passaggio a tempo pieno, fondata soprattutto su un impegno diretto preso dall’ente all’atto dell’assunzione (e, ricordiamo, scelta che non era stata comunicata alle OO.SS., che lo hanno appreso dai diretti interessati esclusivamente all’atto della firma del contratto).
Paradossalmente, l’unica comunicazione che hanno ricevuto dall’Ente è la richiesta di restituzione dei buoni pasto “erroneamente” erogati: come avevamo tentato di evidenziare, la richiesta è una conseguenza di una interpretazione rigida e del tutto opinabile dell’orario di lavoro, evitabile se si fosse condiviso ed ottimizzato col sindacato il percorso.

La mancanza – a nostro avviso tangibile – da parte dei vertici di indirizzo e coordinamento sia dell’attività scientifica che di gestione amministrativa produce una sorta di immobilismo, che si accentua nel tempo.

Nulla si sa dei tempi e dei modi in cui il piano assunzioni troverà applicazione.

La riorganizzazione dell’AC, di cui al decr. Comm. del 22 gennaio scorso, ha determinato un assetto degli uffici dirigenziali che sta dimostrando di non garantire quella flessibilità dell’azione amministrativa necessaria in una realtà peculiare quale quella di un ente di ricerca.
Non appare chiaro il criterio di distribuzione del personale nei diversi uffici dirigenziali, che in svariati casi appare del tutto sbilanciato rispetto agli effettivi carichi di lavoro.
Non appaiono altresì chiari il ruolo ed i compiti della Direzione Tecnica; in particolare l’assenza del Consiglio Scientifico evidenzia la (più volte segnalata) incoerenza della individuazione del responsabile delle attività scientifiche, che si colloca per così dire “a metà” tra un incarico dirigenziale di tipo amministrativo e uno di coordinamento scientifico dei centri. Tale ultimo aspetto, in particolare, rischia di aumentare la generale sensazione di inerzia ed immobilismo che circola in Ente in questo particolare momento.

Non appare certa la “messa in sicurezza dell’Ente”; i costi per traslochi e le ricostruzioni sembrano cospicui, e forse maggiori delle entrate per dismissioni.
Peraltro, la dismissione di parti cospicue del Patrimonio in un periodo così critico potrebbe comportare “svendite” incapaci di soddisfare il fabbisogno aggiuntivo, per il quale pure l’ente aveva ricevuto una apposita deroga, originando un senso di diffidenza e sfiducia rispetto alle scelte di cui non si sente il bisogno.
Anche la scelta di traslocare la sede centrale senza i preventivi necessari accertamenti evidenzia problemi nella nuova struttura: anche se le problematiche relative al radon sono al momento monitorate, risultano chiuse ed inaccessibili alcune parti dei sotterranei.
Gli attuali vertici appaiono per così dire “assenti”, o peggio “indifferenti” alla problematiche dell’Ente, forse impegnati in attività in cui il personale non si sente coinvolto e che quindi non condivide.
Passato il momento emergenziale della presentazione della nuova rete scientifica, passata la riorganizzazione dell’amministrazione centrale, finito il trasloco, si mostra la “leggerezza” della proposta scientifica, la distanza tra i vertici e la comunità scientifica di base, mentre il clima generale si va deteriorando.

Auspichiamo un rapido cambio di passo, che deve necessariamente passare attraverso l’impegno degli Organi competenti per evitare che la gestione straordinaria possa comportare non un rilancio bensì un indebolimento dell’Ente.
Chiediamo ai vigilanti di monitorare il percorso fin qui seguito, verificando se questo sia in linea con le volontà impartite dal legislatore.

Per quanto ci riguarda, proveremo a riportare al centro del confronto i problemi che vengono rinviati, disponibili sempre a offrire soluzioni dettate anche dalla esperienza in altre istituzioni, che evidentemente è in questo momento più utile che mai ad un ente che cresce ma non riesce a diventare grande.

UIL RUA CREA
Mario Finoia

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