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mercoledì 23 Giugno 2021

Definizione dei Comparti: Ora si gioca a carte scoperte!

contrattoSi avvia alla sua fase conclusiva la discussione presso l’ARAN in materia di ridefinizione dei comparti di contrattazione per il Pubblico Impiego. Tale confronto è assolutamente decisivo per lo stesso rinnovo dei CCNL.

Nell’incontro del 3 febbraio le Parti hanno finalmente espresso con chiarezza le rispettive posizioni. L’ARAN ha ribadito la sua disponibilità a prevedere un 4° Comparto di contrattazione (limite massimo previsto dal Dlgs. 150/09), mentre originariamente ne aveva ipotizzato solo 3. Ha altresì confermato che per procedere alla definizione dei nuovi comparti debbano essere utilizzati i criteri guida già annunciati nei precedenti incontri: affinità dei settori nel Pubblico Impiego e numerosità.

La UIL ha ribadito e fortemente sostenuto che il 4° Comparto di Contrattazione debba essere destinato ai settori di Università, Ricerca e AFAM.
Coerentemente con i suddetti criteri, tale proposta ha il pregio di coniugare la necessità di garantire la specificità dei settori dell’Alta formazione AFAM, della Università e della Ricerca con quella di assicurare una consistenza numerica sufficiente per l’attribuzione del Comparto.

La CGIL e la CISL hanno invece accettato, seppur con toni diversi tra loro, l’accorpamento di Università Ricerca e AFAM nel Comparto destinato alla Scuola, come proposto dall’ARAN; la CGIL affermando la validità della filiera del “sapere”, la CISL affermando che Università e Ricerca “possono stare dappertutto, anche con la Scuola”.

Riteniamo che la confluenza dei nostri settori con la Scuola sia una scelta miope e profondamente sbagliata. Tale accorpamento coinvolgerebbe realtà ed istituzioni completamente diverse, con ordinamenti, funzioni, professionalità e competenze non assimilabili.
Una semplificazione di questo tipo marginalizza di fatto la Ricerca, l’Università e l’AFAM e compromette qualsiasi possibilità di un vero rilancio di questi Settori, con riflessi palesemente negativi sul versante dell’alta formazione, della ricerca, dell’innovazione e dello stesso sviluppo del Paese.

Alle limpide argomentazioni della proposta UIL non hanno corrisposto altrettanto chiare e giustificate motivazioni da parte di chi auspica l’accorpamento dei nostri settori con la Scuola.

E’ sconcertante rilevare come si pensi che Scuola e Università siano affini in virtù della funzione di docenza, e non aver presente che il personale che confluirebbe nel comparto è solo quello tecnico-amministrativo, poiché i Docenti Universitari non sono contrattualizzati!

Così come è sconcertante rilevare che si dia per scontato che la confluenza delle Università nel comparto Scuola non comporti ricadute incalcolabili per le Aziende Sanitarie Universitarie.

A chi pensasse agli “scatti” in godimento del personale della Scuola come una “opportunità” per i lavoratori dei nostri settori, andrebbe spiegato ad esempio che i dipendenti dei nostri settori (ad esempio i IV-VIII degli enti di ricerca, oggi articolati in più profili) sarebbero compressi e schiacciati verso il basso, con la certezza di assegni ad personam a vita anziché di “aggiunte” allo stipendio già in godimento!

E’ altresì impossibile accogliere in qualsiasi comparto le specificità dei nostri settori, che rischierebbero di essere frammentati qualora non vi sia un comparto unico; già qualcuno infatti ipotizza che l’unicità del lavoro tipico dei nostri settori sarebbe tranciata di netto, spacchettando i lavoratori anche tra comparti diversi (es. per i regioni/enti locali – sanità – Scuola).

Per buon peso, il quadro è complicato anche per quanto riguarda la Dirigenza che, come disegnata dalla Legge 124/15 “Madia” (3 aree) non coincide con i 4 comparti di contrattazione in discussione.
Infatti, i 4 comparti ipotizzati dall’ARAN (Regioni/autonomie locali; Sanità attuale; Scuola/Università/Ricerca/Afam; poteri centrali ovvero Stato/Agenzie fiscali/Enti pubblici non economici) cozzano con i livelli nazionale, regionale, locale disegnati dalla L. 124/15.
Già quindi dovrebbero intervenire dei “correttivi” per i Dirigenti tecnico-amministrativo-professionali (Dirigenti “non medici”) della Sanità, che dovrebbero confluire nel comparto delle Regioni!

Quanto sopra esposto dovrebbe essere sufficiente a spiegare che chiunque voglia sostenere che “è colpa del sindacato” se non si firma l’accordo sui comparti dovrebbe essere accusato di falsità o impudenza.

Infine, va detto che le 12 confederazioni presenti al tavolo hanno chi più chi meno posto il problema di capire chi firmerà i contratti collegati ai futuri 4 comparti, visto che non esiste chiarezza su come sarà pesata la rappresentatività.
Infatti, il conteggio delle deleghe più i voti riportati nelle ultime elezioni RSU sono strettamente collegati allo scenario, alle leggi ed agli accordi vigenti.
Sindacati oggi rappresentativi in uno degli attuali 11 comparti subirebbero grave danno in conseguenza della norma – tuttora vigente – che consente la firma a chi è rappresentativo almeno per il 5% e in almeno due comparti.
Peccato che il numero dei futuri 4 comparti renderà la soglia del 5% molto più difficile da raggiungere.

Alla faccia della democrazia e della libertà sindacale, che davvero non può essere messa in discussione con il ricatto dei 5 € mensili procapite previsti come aumento contrattuale!!!

E’ necessario che gli addetti dei nostri comparti abbiano contezza di quanto sta avvenendo e che quindi i Docenti, Ricercatori, Tecnologi, Tecnici e Personale Amministrativo facciano sentire la loro voce per evitare che tale scelleratezza si realizzi arrecando un danno irrecuperabile alle loro professionalità e alle Istituzioni della Ricerca Pubblica, dell’Università e dell’AFAM.

Forti del sostegno della confederazione UIL contrasteremo fino all’ultimo l’ottusa confluenza dei settori RUA nella Scuola.

La Segreteria Nazionale

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