venerdì 24 Settembre 2021

I facili entusiasmi del MIUR

In data 26 febbraio 2016 è stato emanato dal MIUR il DM per l’assunzione dei giovani ricercatori negli EPRDM per l’assunzione dei giovani ricercatori negli EPR. Tale intervento è stato inserito nella Legge di stabilità 2016 (comma 249) e prevede per detto anno lo stanziamento di 8 mln di euro e di 9,5 mln di euro per il 2017.

Nel 2016 saranno in dettaglio assunti 215 ricercatori attraverso procedure pubbliche di selezione nei soli EPR vigilati dal MIUR. Tali procedure devono dare priorità all’ingresso di giovani studiosi di elevato livello scientifico che non facciano già parte dei ruoli degli EPR, fatta salva la possibilità dei ricercatori a tempo determinato di partecipare alle selezioni. Il DM prevede inoltre una ripartizione delle 215 nuove assunzioni tra i diversi Enti secondo i criteri di: a) sostenibilità economico finanziaria; b) assegnazione della premialità 2013 elaborata in base alla VQR; c) proporzione al numero dei ricercatori di ruolo.

Il Ministro Giannini ha espresso tutta la sua soddisfazione, sottolineando che con il precedente DM del 18 febbraio 2016 per l’assunzione di 861 ricercatori universitari a tempo determinato e con questo DM per gli EPR “stiamo ricominciando ad investire in università e ricerca”.

A ben guardare, però, c’è veramente poco di cui essere entusiasti. Come abbiamo avuto modo di sottolineare nella fase di discussione della legge Finanziaria, sul piano del metodo tali misure confermano la scelta politica di operare una cesura nel settore della ricerca pubblica e la tendenza a considerare Enti di Ricerca solo quelli vigilati dal MIUR: il resto degli EPR evidentemente non conta. Inoltre il DM prevede l’assunzione dei soli ricercatori e non considera affatto le altre professionalità dei tecnologi, tecnici ed amministrativi che garantiscono il funzionamento degli EPR. Anche queste figure, evidentemente, poco contano.

A nostro parere non sembrano convincenti nemmeno i criteri di ripartizione delle assunzioni, basati su una VQR rivelatasi scarsamente applicabile, per dare conto delle attività degli EPR. A ciò si aggiunge che i criteri sulla sostenibilità economica e finanziaria vengono applicati a seguito di una lunga stagione di tagli ai bilanci degli Enti, che ora in ragione di questi tagli si vedrebbero punire una seconda volta con un minor numero di assunzioni. Tagli e beffe!

Va poi fatta qualche riflessione sulla natura di questo intervento, che sembra riprodurre una logica di eccezionalità e specificità tipica ormai della legislazione nel nostro Paese. Il DM prevede infatti che le assunzioni “sono da considerare come posizioni al di fuori della dotazione dell’Ente rispetto alla dotazione organica approvata con il PTA” e “non sono vincolate al rispetto delle graduatorie vigenti relative a procedure diverse da quelle bandite dall’Ente ai sensi del presente decreto”. Restiamo dell’idea che la Ricerca abbia invece bisogno di investimenti e di programmazione, non certo di sole norme “spot” e “in deroga”. Se si intende veramente rilanciare la ricerca e dare delle nuove opportunità ai giovani studiosi, bisognerebbe partire dal ripristino del turn over al 100% e pensare ad investimenti pluriennali di dimensioni ben superiori alle cifre stanziate per un solo biennio.
Altrimenti si fa solo della facile demagogia dell’eccellenza di pochi e si incentiva l’emigrazione di tanti verso quei Paesi che in ricerca investono veramente.

Infine – e questo per noi è il punto cruciale – va sottolineato che ancora una volta il Governo non da risposte adeguate ai precari che da anni consentono agli EPR di svolgere le loro funzioni.

Ribadiamo che per noi è necessario definire prioritariamente un piano di stabilizzazione per le tutte professionalità espresse dalle migliaia di precari del nostro comparto e poi programmare una crescita ordinaria, nella convinzione che la ricerca non può adeguatamente sviluppare le sue potenzialità in un quadro di precarietà strutturale ed incertezza continua sul futuro.

La Segreteria Nazionale

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