sabato 25 Settembre 2021

Jobs Act, Art. 18 e Quaquaraquà

quarto statoLEONARDO SCIASCIA nel suo libro “Il Giorno della Civetta” faceva dire ad uno dei suoi protagonisti:

«Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… […]»

E sono proprio i quaquaraquà quelli che sul Jobs Act ed in particolare sul ridimensionamento o per meglio dire sulla abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori fanno la voce più grossa. Arrivano sino al punto di minacciare crisi di Governo se l’art. 18 non verrà del tutto abolito e lo dicono con la stessa convinzione con la quale hanno sostenuto la tesi inversa militando magari nello stesso partito di Gino Giugni che dell’art. 18 è stato il padre.

Personaggi passati da sinistra a destra con grande disinvoltura capaci di sostenere tutto e il contrario di tutto facendo del motto ” in politica non si deve avere memoria” il loro credo. Purtroppo per loro c’è chi ancora ha memoria e si ricorda quello che questi personaggi dicevano prima e quello che dicono adesso, tutto funzionale però a rimanere a galla nel tempo e a mantenersi quel potere senza il quale nessuno li ascolterebbe.

Se proprio Renzi vuole rottamare sarebbero questi i primi da lasciare andare perchè molto, molto più pericolosi dei “gufi”. I lavoratori però hanno memoria lunga e sapranno giudicare.

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