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mercoledì 23 Giugno 2021

Regole troppo strette per l’Università Pubblica

simboli-comparti universitaQuesto è un Paese in cui si fa un gran parlare di “regole”.

Per alcuni, esse sono sempre poco chiare e quindi se ne chiede altre a integrazione, rettifica e modifica. Per altri le regole sono invece troppe e si invoca una drastica delegificazione, magari con l’idea di liberalizzare e ridurre i vincoli.

Sono tesi che sentiamo da anni, rilanciate puntualmente nell’ennesima polemica politica ovvero in qualche pretesa “riformatrice” (sic!) del Governo di turno.
Ovviamente, tutto ciò non ha portato finora neanche l’ombra di miglioramenti per il Paese e per i cittadini. Anzi, dopo roboanti dichiarazioni e prese di posizioni, spesso si prende atto che nel merito le questioni sono un pochino più complesse di un tweet e che sopprimere una legge non è sempre facile e logico, soprattutto quando è strettamente intrecciata a molte altre.

Solo per citare un recente caso, la proposta di abrogazione del valore legale della laurea è stata (per l’ennesima volta…) avanzata senza tener conto del fatto che in base alla Costituzione tutta la pubblica amministrazione è impostata sul valore legale del titolo di studio. Idem dicasi per l’appartenenza agli ordini professionali.

Cosa succede allora quando una legge non si può abrogare? Si cerca di aggirarla, magari “in maniera creativa”, come nel caso della ipotesi di istituire ad Enna corsi di laurea in medicina e professioni sanitarie di una università rumena. L’operazione dovrebbe prevedere tra l’altro una convenzione per l’utilizzo di strutture della Regione, ma soprattutto la possibilità di accedere a queste facoltà al di fuori delle regole previste, per le facoltà italiane, in tema di test di ingresso e numero chiuso. Ovviamente questa possibilità sarebbe concessa solo agli studenti che potrebbero permettersi la tassazione più elevata della nuova università: per gli altri restano vigenti i limiti di accesso della normativa italiana.
Senza contare che in Sicilia per il 2015 è previsto un ulteriore taglio del numero delle immatricolazioni nelle facoltà di medicina: resta poco comprensibile come si possa autorizzare l’immatricolazione di studenti per i medesimi corsi in una nuova università straniera.

Ecco quindi un bel tentativo di aggiramento delle regole: del resto è lo stesso promotore dei nuovi corsi, il Presidente della “Fondazione Proserpina” (ancora le Fondazioni nelle Università…) ed ex Senatore PD Crisafulli, a dichiarare che “questa facoltà nasce proprio per evitare che i ragazzi vadano fuori”. Basta che paghino, aggiungeremmo noi.

Tale vicenda ha suscitato subito scalpore e reazioni, tanto da indurre il Ministro del MIUR a chiedere chiarimenti e a imporre intanto un blocco all’avvio dei corsi.
L’auspicio è quello che il Governo prenda spunto da questi ultimi fatti eclatanti per ridefinire le politiche in tema di Università, partendo magari dai dati prodotti dagli organismi internazionali sullo stato della formazione universitaria italiana e dalle puntuali inefficienze e disparità prodotte in questi anni dal numero chiuso come anche dai punti organico.

A nostro avviso rimane sempre valido un concetto base: quando la legge non funziona, non va violata nè aggirata: va cambiata! E senza un cambiamento, è lecito presupporre che possano proliferare altri “casi” di “università straniere”, riduzioni ulteriori del numero di immatricolati e laureati – con particolare riferimento ad un Sud sempre più depredato, accesso all’alta formazione universitaria definita in base al censo e destinata a chi dell’ascensore sociale non ha bisogno.

Il Segretario Generale UIL RUA
Sonia Ostrica

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