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lunedì 14 Giugno 2021

Sanità come Ricerca: Tagli invece che investimenti

sanitàIl riformismo del Governo Renzi si riassume sostanzialmente in pochi concetti: decisionismo, tagli spacciati per risparmi, riduzione delle tutele per i cittadini e per i lavoratori. L’ultimo esempio di questa “politica” è il taglio del finanziamento della sanità per 2,3 mld di euro per il 2015, previsto per decreto legge, primo passo per una riduzione complessiva di 10 mld di euro in 5 anni.
Va ricordato che tale intervento si aggiunge a quelli già operati negli anni precedenti, con i risultati che tutti conosciamo. Oggi come allora vengono utilizzati gli stessi argomenti demagogici: il taglio è un “risparmio” finalizzato alla lotta agli “sprechi”, alla “riorganizzazione del sistema in termini di efficienza, controlli e verifiche”, a “reinvestire nella salute in settori come l’innovazione e la ricerca, il personale e l’accesso ai nuovi farmaci”.

Tutti proclami già sentiti, mentre i problemi continuano ad aggravarsi: si riducono i posti letto negli ospedali, le dimissioni vengono sempre più anticipate, si tagliano gli addetti nei pronto soccorso (con prestazioni già a pagamento ove ritenute non urgenti), si allungano le liste di attesa, mentre restano corruzione e malaffare. La politica continua a gestire male il sistema sanitario. Forse perché l’obiettivo vero non è il miglioramento della Sanità Pubblica, ma la sua dismissione in favore del privato? Forse perché la preoccupazione per i “manager” è maggiore di quella per i malati? Forse perché la vera urgenza è quella di reperire risorse per coprire gli “80 euro” e sbandierare per fini elettoralistici l’abolizione dell’IMU?
Dopo essere stata anticipata dalle dichiarazioni del tecnico della spending review (anche questo un copione già visto…), il Ministro della Sanità ha un bel da fare nel discettare di “sprechi nella diagnostica estensiva” e di “medicina difensiva”. Tali argomentazioni appaiono decisamente poco credibili ed inconsistenti.
In primo luogo perché prima si è operato il taglio dei finanziamenti, poi – con un ulteriore decreto – sarà definito l’elenco delle prestazioni specialistiche (visite, esami strumentali ed esami di laboratorio) e dei ricoveri di riabilitazione “non appropriati”. E’ ovvio che, così facendo, i limiti finanziari già fissati andranno a predeterminare il complesso delle cure necessarie per il malato, di certo non il contrario.
In secondo luogo, con questa impostazione viene di fatto messo in crisi il concetto di cura: se la prestazione specialistica è appropriata solo a fronte di una patologia conclamata e di una diagnosi chiara, quale medico si prenderà la responsabilità e il rischio di prescrivere approfondimenti di fronte a un quadro clinico incerto e contraddittorio? Soprattutto, quanti cittadini in condizioni economiche precarie eviteranno accertamenti specialistici con il rischio di vedersi imputata la spesa totale della prestazione?
Per non parlare della prevenzione, che per definizione si deve effettuare prima dell’emergere della malattia: chissà se secondo le nuove regole la prevenzione rientrerà ancora – e in che misura – nelle prestazioni appropriate, ovvero andrà a finire nel novero dei “capricci” non giustificabili ed a pagamento. Superfluo ricordare che in caso di patologie con caratteristiche di familiarità la prevenzione è fondamentale, ma fino al loro manifestarsi ogni indagine potrebbe essere ritenuta uno spreco ingiustificato da imputare al medico e al singolo cittadino.
Con questi interventi quindi il Governo non solo ripropone tagli alla sanità, ma introduce il nuovo concetto di “disincentivo” alla cura ed alla prevenzione, nel quale la salute diviene sempre più una questione per pochi: un diritto solo per i cittadini che possono pagarselo e un grosso affare per i privati.
Stesso metodo e uguali ritornelli – “riorganizzazioni”, “risparmi”, “lotta agli sprechi” – vengono utilizzati per giustificare i tagli indiscriminati anche nei nostri Settori e per demolire il welfare nel suo complesso.
Serve una decisa inversione di tendenza, serve che la buona politica ritorni a farsi viva, serve che in questo Paese si scalzino corruzione, diseguaglianze e iniquità sociali: tutte cose che questo Governo non riesce a fare.

Il Segretario Generale
Sonia Ostrica

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