domenica 19 Settembre 2021

Università di Bari: Nuova iniziativa dei lavoratori

Alla Senatrice Angela D’Onghia

Sottosegretario del MIUR

Gli ultimi provvedimenti che si sono abbattuti a raffica sulle Università (il più pesante è sicuramente la legge Gelmini) hanno obbligato gli Atenei a ridimensionare l’offerta formativa, a ridurre i servizi agli studenti, ad aumentare le tasse di iscrizione, riportando così un calo di iscrizioni avvertito in modo più sensibile nel Mezzogiorno.

Gli organi di Governo sono meno rappresentativi e quindi meno democratici (i rappresentanti del personale T-A sono quasi spariti), sono diminuiti gli organici ed è aumentato il carico di lavoro del personale tecnico amministrativo. E’ bloccata ogni forma di primalità dell’impegno sempre assicurato e di valorizzazione delle responsabilità comunque assunte. Si licenziano in massa lavoratori precari con decine di anni di servizio e tanta professionalità inutilmente acquisita. Si taglia l’insegnamento delle lingue straniere erroneamente indicate come minori.

E il Governo negli ultimi 5 anni diminuisce del 20% gli investimenti sull’Università.

In questa situazione disastrata il personale tecnico-amministrativo riveste, suo malgrado, la parte di Cenerentola: da 6 anni non viene rinnovato il contratto nazionale e i fondi per quelli integrativi sono ormai ridotti al lumicino.

Nella nostra Università con disinvoltura si è andato ben oltre. In piena crisi economica, con le progressioni di carriera ferme al 2002, con quella orizzontale ferma al 2009, con il fondo Comune di Ateneo che non è distribuito ormai da anni, si è pensato bene di ridurre gli stipendi, a partire da questo mese di settembre. Stipendi, occorre ricordare, già tra i più bassi nella Pubblica Amministrazione. 1400 dipendenti hanno visto la propria retribuzione, che con fatica supera i mille euro, decurtata di 50, 100 euro, e in alcuni casi anche molto di più. Ci hanno detto che nel passato forse qualcuno ha interpretato male qualche normativa o qualche procedura.

Certo a sbagliare non sono stati i Lavoratori.

Ne’ tanto meno il sindacato, che ha sottoscritto i contratti integrativi sulla base delle risorse indicate di volta in volta come disponibili dall’Amministrazione.

Ma forse non c’è stato neppure l’errore: gli accertamenti sono ancora in corso e il MEF non ha ancora chiuso la “pratica”. Di sicuro c’è solo che a fronte di risorse ancora disponibili, chi governa questa Amministrazione ha deciso il recesso dai contratti integrativi, ha stracciato non solo accordi liberamente sottoscritti, ma ha stracciato anche il rapporto di fiducia con i propri dipendenti.

Cosa chiediamo? Chiediamo di essere posti nuovamente nelle condizioni per continuare ad assicurare l’apporto del personale al miglioramento dei servizi erogati, e quindi alla crescita del nostro Ateneo.

Bari 29/09/2014

FLC CGIL
G. Murè
UIL RUA
M. Poliseno
CONFSAL
R. Campobasso
USB
F. Rossiello
UNICOBAS
D. Scarasciullo

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