domenica 26 Settembre 2021

Lettera ai Rettori: punti organico e mobilità dalle province

simboli-comparti universitaMagnifico,

il sistema delle Università pubbliche è sottoposto da anni ad un attacco serrato alle autonomie sancite perfino dalla Costituzione.
L’ultimo in ordine di tempo riguarda a nostro avviso una ingerenza inaccettabile in ambito normativo ed organizzativo, con ripercussioni in altri ambiti anche didattico e scientifico.

Le Università italiane hanno un riconosciuto ruolo istituzionale ed una concreta capacità di influire sullo sviluppo del sistema Paese; formano e valorizzano eccellenze ed assistono all’indifferente e crescente spreco di risorse economiche e materiali, che si realizza con la fuga dei cervelli.

Il MIUR ha recentemente superato, a nostro avviso, i limiti delle attività consentite dalle proprie prerogative: mentre dovrebbe salvaguardare le istituzioni agevolando e sostenendo l’alta formazione, la ricerca, ed ogni altro ambito di azione e competenza delle università, interviene a dettare regole rigide per l’utilizzo dei punti organico nel biennio 2015-6.

L’obbligatorietà di utilizzo del 30% dei P.O. per l’inserimento in ruolo del personale proveniente dalle province a nostro avviso lede l’autonomia delle Università, peraltro già in difficoltà, come il resto del sistema pubblico in cui le assunzioni sono autorizzate da troppi anni in deroga al blocco nazionale.

E’ per questo motivo che sollecitiamo la S.V. a presentare al MIUR la richiesta di modificare la comunicazione inviata il 17 aprile u.s. a tutte le Università, relativamente all’ “obbligatorietà” della riserva del 30% dei punti organico ai lavoratori provenienti per mobilità dalle province.

Il personale delle Università è chiamato a svolgere un delicato raccordo tra presente e futuro, collaborando a pieno titolo a che le future generazioni possano continuare ad avere pari opportunità; è per questo che a nostro avviso sarebbe stato più opportuno che il MIUR presentasse l’esigenza di ricollocare il personale messo in mobilità dalle province non come “obbligo” ma tuttalpiù come “richiesta di valutazione”.

Ci aspettiamo quindi che Lei e ogni altro Rettore rappresentino al MIUR la richiesta di allineare le comunicazioni ufficiali alle prerogative degli Atenei, almeno formalmente ancora titolari di autonomie che ove non valorizzate dalle stesse istituzioni saranno sempre più svuotate di effettiva efficacia. Troppo spesso le amministrazioni universitarie si sono adeguate ai contenuti di circolari (ad es. sul trattamento accessorio) anche se non erano tenute a farlo essendo dotate di un’autonomia, evidentemente da riconquistare.

Riteniamo di interpretare preoccupazioni e aspettative di tutti coloro che attendono l’utilizzo dei punti organico come l’unico percorso che possa dare risposte a quanti, precari o attivi con una delle tante formule di lavoro che nascondono una subordinazione reale, auspicano di poter avere almeno una chance di rimanere nel paese dove si sono formati.

Un silenzio perdurante su questi temi darebbe l’impressione di una condivisione dei processi, che a nostro avviso è invece importante contestare, ribadendo fermamente l’autonomia delle Università.

La Segreteria Nazionale

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